sabato 17 marzo 2012

IL MERCATO DEL TONNO IN SCATOLA

La popolare organizzazione ecologista Greenpeace sta per rendere nota la nuova classifica "rompiscatole". Per aumentare ancora l'attenzione su questo argomento gli ecologisti hanno creato una serie di manifestazioni di supporto come l'iniziativa "tonno in trappola" in cui i volontari dell’associazione si sono travestiti da lattine di “Tonno in trappola” per denunciare i metodi di pesca distruttivi con cui troppo spesso viene pescato il tonno che finisce in scatola.
Greenpeace da ormai 3 anni valuta 14 marche di tonno in scatola che coprono più dell'80% del mercato italiano per attirare l'attenzione sulla conserva alimentare più amata dagli italiani.

Il tonno in scatola infatti è uno deiprotagonisti principali delle dispense italiane, ma pochi italiani conoscono effettivamente come vengono pescati questi pesci.
Secondo Greenpeace una pesca al tonno eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale minaccia la specie e l'intero ecosistema marino.


L'obiettivo di Greenpeace è quindi quello di spingere le aziende ittiche ad una maggiore attenzione ai temi ambientali coinvolgendo in prima persona i consumatori, attivando quindi un sistema virtuoso di causa effetto si marketing.

Ma l'iniziativa sembra aver fatto centro, alcune marche vengono definite dalla stessa organizzazione ecologista più virtuose. Potete trovare la classifica ufficiale "rompiscatole" di Greenpeace seguendo questo link sul sito dell'organizzazione http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/rompiscatole/index.html.
L'etichetta più virtuosa è "Asdomar" che offre già sul mercato alcune scatolette provenienti da un approvvigionamento sostenibile ma dovrebbe ora impegnarsi a non utilizzare tonno pescato con metodi distruttivi nel 100% dei suoi prodotti.

mercoledì 7 marzo 2012

ACQUA ECOLOGICA

L'acqua in bottiglia ci costa 2000 VOLTE in più dell'acqua del rubinetto. Quindi perchè soprattutto in Italia consumiamo così tanta acqua in bottiglia?
Nel filmato si spiega come si è CREATA e COSTRUITA UNA DOMANDA creando un nuovo mercato.
Per sostenere il mercato delle acque minerali inquina dalla produzione delle bottiglie alla distribuzione (trasporti su gomma) allo smaltimento delle bottiglie stesse.

 IN PUGLIA BEVIAMO ACQUA PIEMONTESE E IN VENETO BEVIAMO ACQUA SICILIANA Ma qualcosa possiamo fare anche noi, beviamo acqua del rubinetto, ri-utiliziamo bottiglie in vetro. L'acqua del rubinetto è inoltre molto più SICURA poichè i controlli sull'acquedotto vengono fatti quotidianamente mentre nelle aziende di acque minerali i controlli sono fatti settimanalmente quando non spot.

sabato 25 febbraio 2012

REFERENDUM SULLA CACCIA IN PIEMONTE

Il referendum sulla caccia in Piemonte è stato bloccato per 25 anni, ma finalmente è stata fissata una data.
By Nasjonalbiblioteket (Flickr: Jakt på utstoppet elg) [CC-BY-2.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

Si svolgerà il 3 giugno 2012 dopo che il TAR il 10 di febbraio aveva obbligato la Regione Piemonte a programmare la data del referendum entro 15 giorni.
Hanno quindi avuto successo le annose battaglie di ecologisti e ambientalisti per votare sulla caccia. La costituzione del comitato referendario contro la caccia, composto da  Italia Nostra, Lac, Legambiente, Lav, Lipu, Pro Natura, Radicali Italiani e Wwf,   risale addirittura al 1987!
In realtà il testo referendario non chiede di abolire la caccia ma prevede restrizioni molto interessanti.

Tra queste quella più interessante secondo noi è quella di VIETARE LA CACCIA la domenica. Per la prima volta con questo quesito si pensa alle famiglie che hanno qualche timore a passeggiare libere per i boschi per la paura di beccarsi qualche pallottola "vagante".

Il testo del referendum sulla caccia prevederà poi una limitazione al numero delle specie cacciabili. Questo punto prevede vengano cacciate solo quattro specie:
lepre, fagiano, cinghiale.
Per quanto riguarda le altre specie, si continua a prevedere la possibilità di intervenire con abbattimenti di controllo se l’eccessiva presenza di fauna selvatica dovesse comportare danni all’agricoltura.

Il Governatore Roberto Cota si è espresso in odo contrario al referendum sulla caccia adducendo motivi economici per una materia che potrebbe essere demandata alla legislazione del Consiglio Regionale. Pensiamo però che le potenti lobby dei cacciatori, difficilmente farebbero passare queste modifiche, come in effetti è successo negli ultimi 25 anni.

Quindi il 3 giugno 2012, nonostante il ponte del 2, chiediamo ai cittadini piemontesi di votare in massa per referendum, una scelata per la natura e per l'ecologia .

giovedì 29 dicembre 2011

LA BIOBATTERIA DELLA SONY

Finalmente una soluzione per diminuire l'impatto ambientale di tutti gli aggeggi elettronici che ci portiamo addosso.

Negli ultimi anni abbiamo moltiplicato l'utilizzo delle batterie dagli smartphone, ai portatili ai giochi per i bambini. Ma le batterie tradizionali sono molto inquinanti per i materiali che li compongono.

Anche nel nostro articolo sull'auto elettrica mettevamo inevidenza come uno dei punti più inquinanti di queste macchine verdi siano le batterie.

Ma una soluzione sembra profilarsi all'orizzonte la prima batteria green della storia la biobatteria ha visto la luce nei laboratori giapponesi della Sony.

Gli ingredienti sono molto semplici: carta riciclata, enzimi e acqua.

In occasione della fiera “Eco-Products” di Tokyo, la multinazionale Sony ha utilizzato la biobatteria per il funzionamento di un piccola ventola.

Chisato Kitsukawa, responsabile di pubbliche relazioni di Sony, ha spiegato ai giornalisti che la tecnologia biologica e chimica che sta dietro alla biobatteria «è la stessa con cui le termiti mangiano il legno per ottenere energia».

Gli enzimi nella biobatteria rompono le catene di glucosio generando in questo modo elettroni quindi elettricità.

Ad essere sincero la grande scoperta della Sony mi ricorda molto il gioco che facevamo da bambini accendendo una lampadina con un limone....

Tra gli altri esperimenti gli scienziati della Sony sono stati in grado di trasformare l'energia fornita dal glucosio anche in elettricità sufficiente per alimentare un lettore MP3.

La biobatteria della Sony dovrebbe misurare 3,9 centimetri e produrre circa 50 milliwatt di energia. La biobatteria è completamente biodegradabile e non inquinante.

Per il momento la biobatteria non è ancora competitiva, la potenza che è in grado di produrre è ancora troppo bassa ma la ricerca si sta muovendo in questa direzione e la Sony è un colosso che può investire parecchi soldi in ricerca, quindi speriamo di vedere presto le batterie verdi all'opera.

martedì 27 dicembre 2011

MANGIARE CARNE INQUINA L'AMBIENTE

Si parla molto di protezione dell'ambiente e di ecologia, ma cosa possiamo fare noi, quotidianamente per rispettare la natura?

 Il risparmio energetico è una buona pratica che tutti dovrebbero seguire ma anche a tavola possiamo aiutare a proteggere l'ambiente.

Uno dei nemici più grandi per l'ecologia proviene da quello che mangiamo tutti i giorni.
La produzione di carne ha un grande impatto ambientale soprattutto sui cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo sempre più la vita di intere popolazioni.

Gli allevamenti intensivi infatti hanno gravi ripercussioni sull'ecosistema globale. L'aspetto più preoccupante è che la metà delle terre fertili viene utilizzato per produrre legumi e foraggio per nutrire gli animali d'allevamento, le foreste vengono abbattute per creare nuovi pascoli e nuovi campi per l'alimentazione animale.

 Lo scopo degli allevamenti intensivi è produrre PIU' carne a costi sempre minori.
Per i nostri nonni, e le generazioni precedenti infatti la carne era un lusso che si potevano permettere solo una volta ogni tanto. Dal secondo dopoguerra in poi invece la carne è diventato un bene di consumo di massa e i costi si sono abbassati notevolmente alimentando ancora di più i consumi, in una paurosa spirale consumistica. Basti pensare che ogni italiano consuma oggi quasi 100 kg di carne all'anno!
Qualcuno ha calcolato che per ogni hamburger importato dall'America vengono abbattuti e trasformati a pascolo circa sei metri quadrati di foresta.
Oltre al consumo del suolo diretto, questi terreni perdono lo strato fertile in breve tempo e diventano soggetti alla desertificazione.

Uno dei problemi maggiori per l'ecologia legato all'allevamento è il consumo di acqua.
Il 70% di tutta l’acqua utilizzata sulla terra viene consumato per gli allevamenti e per la coltivazione dei prodotti destinati agli animali. Per ogni chilo di carne di manzo si consumano addirittura 15 mila litri di acqua, nonostante molte persone nel mondo muoiano di sete.

Altro grosso problema degli allevamenti intensivi sono le deiezioni animali. In passato le piccole aziende agricole utilizzavano il letame per concimare i campi, reintroducendolo nel normale ciclo della natura. Ma le quantità enormi di deiezioni animali negli allevamenti intensivi non permettono più questo impiego.
Inoltre il letame degli allevamenti intensivi contiene elevate quantità di fosforo e azoto. Questi composti sono presenti nei mangimi industriali  gli animali però non li assorbono completamente e se non trattati inquinano più dei pesticidi.

Gli allevamenti producono anche pericolosi gas serra che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta. Metano, protossido d'azoto e anidride carbonica sono solo alcuni dei gas che vengono prodotti direttamente o indirettamente dagli allevamenti. Gli allevamenti producono l’80% delle emissioni totali dell’agricoltura, il 18% di tutte le emissioni di gas serra. Produrre un chilo di manzo equivale a produrre gas serra, potenzialmente responsabili del riscaldamento globale, pari a 36,4 kilogrammi di CO2,
che equivale alla CO2 emessa da un’automobilista medio europeo che percorre 250 chilometri.
Oppure potete vederla anche così: produrre 1 kg di carne di manzo equivale a tenere accesa una lampadina da 100w per 20 giorni.

La carne è buona, a molti piace, compreso a chi vi scrive. Ma il ciclo INTENSIVO e industriale della carne come lo conosciamo noi oggi è difficilmente sostenibile.
In particolare perché nella trasformazione dalle proteine vegetali in carne si perdono gigantesche quantità di proteine ed energia che servono a formare parti dell'animale che non vengono consumate dall'uomo (ossa, cartilagini, deiezioni).
Secondo l'economista statunitense Frances Moore Lappé ,  soltanto negli Usa, in un solo anno sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e di soia dalle quali sono stati ricavati solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.
Sono quindi andate perdute 124 milioni di tonnellate di preziosi alimenti vegetali che avrebbero assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra.
(Fonte: Frances Moore Lappé, “Diet for a small planet”, New York,Ballantine Books, 1982, pp.69-71).

Fortunatamente oggi anche grandi consumatori di carne come gli Americani stanno cambiando lentamente le loro abitudini alimentari, come potete vedere nel nostro articolo "Si scopre che i mangiatori di carne sognano hamburger senza carne?"

E' sicuramente difficile eliminare la carne soprattutto dalla dieta occidentale, ma possiamo sicuramente cercare di consumare carne allevata con criteri non industriali.
Possiamo cercare di ridurre il nostro consumo generale di carne contribuendo al rispetto dell'ambiente.
Dobbiamo ricordarci  che i legumi (di cui l'Italia era una grande produttrice) hanno molte proteine che possono sostituire la carne e la loro coltivazione è molto più sostenibile, anche economicamente.


giovedì 22 dicembre 2011

LA RUSSIA "SEMINA" PETROLIO

Nel giallo brillante della tundra al di fuori di questa città petrolifera nei pressi del Circolo Polare Artico, una macchia di greggio nera come la pece si estende verso l'orizzonte. E' un pozzo dismesso le cui viti arrugginite trasudano petrolio, viscoso come la marmellata.

Questo è il volto del paese del petrolio della Russia, una tentacolare, zona inospitale che dicono gli esperti rappresenta il peggior catastrofe ecologica di petrolio del mondo.

Gli ambientalisti stimano che almeno l'1 per cento della produzione annuale di petrolio della Russia, o 5 milioni di tonnellate, venga riversato ogni anno nell'ambiente.
Equivale circa ad un disastro simile alla Deepwater Horizon  ogni due mesi.
Infrastrutture fatiscenti e un clima rigido si combinano per dare vita al disastro ecologico del più grande produttore mondiale di petrolio, responsabile del 13 per cento della produzione mondiale.

Il petrolio, ostinatamente filtra attraverso le condutture arrugginite dei vecchi pozzi, contamina il suolo, uccide tutte le piante che crescono su di esso e distrugge gli habitat per i mammiferi e gli uccelli. Mezzo milione di tonnellate ogni anno, entrare in fiumi che sfociano nel Mar Glaciale Artico, il governo dice, sconvolgendo il delicato equilibrio ambientale in tali acque.

Fa parte di un retaggio della tragedia ambientale che ha afflitto la Russia ei paesi del suo ex impero sovietico per decenni, dagli orrori nucleare di Chernobyl in Ucraina per rifiuti chimici letali nella città russa di Dzerzhinsk e mulino inquinamento carta infiltrarsi in Siberia Lago Baikal , che detiene un quinto delle riserve mondiali di acqua dolce.

Le fuoriuscite di petrolio in Russia sono meno drammatiche di quelle nel Golfo del Messico o del Mare del Nord. Ma sono più numerose che in qualsiasi altra nazione produttrice di petrolio tra cui insurrezione-hit Nigeria, e combinati versare molto di più che in qualsiasi altra parte del mondo, dicono gli scienziati.

"Petrolio e prodotti petroliferi avere versato letteralmente ogni giorno", ha detto il Dott. Grigory Barenboim, ricercatore senior presso l'Accademia Russa di Istituto di Problemi Water Sciences '.

Non esistono dati duri sulla portata delle fuoriuscite di petrolio in Russia sono disponibili, ma Greenpeace stima che almeno 5 milioni di tonnellate di perdite ogni anno in un paese che produce circa 500 milioni di tonnellate all'anno.

Dr. Irina Ivshina, del governo-finanziato dall'Istituto dell'Ambiente e della genetica dei microrganismi, supporta i 5 milioni di tonnellate stima, così come il World Wildlife Fund.

Il dato deriva da due fonti: Russo ricerca finanziata dallo Stato che mostra 10-15 per cento di perdite di petrolio russo entra fiumi, e un 2010 rapporto commissionato dal Ministero delle Risorse Naturali che mostra quasi 500.000 tonnellate scivola nel nord fiumi russi ogni anno e il flusso nella regione artica.

La stima è considerata conservativa: il ministero russo dello Sviluppo Economico in una relazione dello scorso anno stimato perdite fino a 20 milioni di tonnellate all'anno.

Quel numero sorprendente, per i quali il ministero non offriva elaborazione, sembra essere basato in parte sul fatto perdite più piccole della Russia non vengono denunciati. Secondo la legge russa, perdite inferiori a 8 tonnellate sono classificate solo come "incidenti" e non comportano sanzioni.

Fuoriuscite di petrolio russo anche eludere il rilevamento perché la maggior parte accadere in vaste aree disabitate della tundra e conifere forestin nord, causata da tubi rotti o fuoriuscita dai pozzi dismessi.

Condizioni atmosferiche nelle province maggior parte del petrolio sono brutali, con temperature di routine cadere sotto meno 40 gradi Celsius (meno 40 Fahrenheit) in inverno. Che rende fragili e oleodotti facilmente rompersi meno che non siano regolarmente sostituiti e la loro condizione monitorata.

Chiesto da The Associated Press di commentare, il Ministero delle Risorse Naturali e il Ministero dell'Energia ha dichiarato di non avere dati sulle fuoriuscite di petrolio e di cui il ministero altro per ulteriori indagini.

Anche contando solo le 500.000 tonnellate ufficialmente segnalato per essere fuoriuscita nei fiumi del nord, ogni anno, la Russia è di gran lunga il peggior inquinatore di petrolio al mondo.

-Nigeria, che produce un quinto del petrolio tanto quanto la Russia, registrato 110.000 tonnellate versato nel 2009, gran parte di questo a causa di attacchi dei ribelli agli oleodotti.

-Gli Stati Uniti, il mondo il terzo più grande produttore di petrolio, registrato 341 rotture condotte nel 2010 - rispetto ai 18.000 della Russia - con 17.600 tonnellate di petrolio fuoriuscita di conseguenza, secondo il Dipartimento dei Trasporti statunitense. Sversamenti sono stati in media 14.900 tonnellate l'anno tra il 2001 e il 2010.

-Canada, che produce olio in condizioni meteorologiche difficili, come Russia, non vede nulla vicino a scala del disastro della Russia. Undici incidenti agli oleodotti sono stati segnalati al consiglio di Transport Canada di sicurezza lo scorso anno, mentre i resoconti dei media di perdite, fuoriuscite di considerevoli dimensioni che vanno da una piccola perdita nel cortile di un contadino, venuto per un totale di 7.700 tonnellate l'anno.

In Norvegia, il petrolio della Russia nord-occidentale vicino di casa, le fuoriuscite ammontano a circa 3.000 tonnellate all'anno negli anni scorsi, ha dichiarato Hanne Oeren Marie, capo della sezione di petrolio e gas al clima della Norvegia e Agenzia inquinamento.

Ora che le aziende russe si stanno muovendo verso l'Artico per sfruttare vaste, ma difficili da ottenere petrolio e le ricchezze di gas, riguarda la voce degli scienziati che la Russia le tecnologie superate e record di sicurezza scadente per fare un disastro ambientale potenziale c'è.

Gazpromneft, una sussidiaria di petrolio del gigante del gas Gazprom, si sta preparando per trivellare in mare Pechora dell'Artico, anche se gli ambientalisti lamentano che la piattaforma di perforazione è obsoleta e la società non è pronta a trattare con potenziali incidenti.

Scienziati del governo riconosce che la Russia attualmente non hanno la tecnologia necessaria per sviluppare campi Artico, ma dire che passeranno anni prima che il paese inizia effettivamente foratura.

"Dobbiamo iniziare il lavoro ora, fare l'esplorazione e lo sviluppo della tecnologia in modo che si sarebbe in grado di ... iniziare il pompaggio del petrolio dal Mar Artico a metà di questo secolo", Alexei Kontorovich, presidente del consiglio sulla geologia, l'olio e giacimenti di gas presso l'Accademia Russa delle Scienze, ha detto in una recente conferenza stampa.

Barenboim l'Accademia stessa ha detto, tuttavia, che la tecnologia russo sta sviluppando troppo lentamente per rendere più una scommessa sicura per le esplorazioni artiche.

"Negli ultimi anni, i rischi ambientali sono aumentati più rapidamente rispetto a quanto le nostre tecnologie, fondi, attrezzature e competenze per trattare con loro hanno avanzato", ha detto.

Nel 1994, la repubblica di Komi, dove Usinsk si trova 60 km (40 miglia) a sud del Circolo Polare Artico, divenne teatro di fuoriuscita di petrolio più grande della Russia, quando circa 100.000 tonnellate schizzato da una pipeline di invecchiamento.

Ha ucciso piante e animali, e inquinato fino a 40 chilometri (25 miglia) di due fiumi locali, uccidendo migliaia di pesci. Nei villaggi più colpiti, le malattie respiratorie sono aumentate di circa il 28 per cento l'anno successivo la perdita.

Visto da un elicottero, l'area di produzione del petrolio è costellata di nero come la pece stagni. Perdite fresca sono facili da trovare, una volta si entra nella tundra a nord di Usinsk. Di individuare una perdita, trovare un albero morente. Abeti con pendenti grigio, rami secchi guardare come se bruciata da un incendio. Stanno crescendo insoil inquinata dal petrolio.

Usinsk portavoce Tatyana Khimichuk ha detto l'amministrazione comunale aveva alcun potere di influenzare le operazioni delle compagnie petrolifere.

"Tutto ciò che accade nei giacimenti petroliferi è responsabilità Lukoil", ha detto, riferendosi alla seconda compagnia petrolifera russa, che possiede una rete di oleodotti nella regione.

Komi I funzionari di protezione ambientale anche accusato le compagnie petrolifere. L'ufficio del procuratore locale ha detto in un rapporto di quest'anno che il problema principale è "che le aziende che gli idrocarburi estratti concentrarsi sul fare profitti piuttosto che come utilizzare razionalmente le risorse."

Valery Bratenkov lavora come caporeparto in giacimenti petroliferi al di fuori Usinsk.

Dopo ore, è con un gruppo ambientalista locale. Bratenkov usato per indicare ai suoi capi Lukoil che il petrolio fuoriuscite abitualmente accade sotto il loro naso e ha chiesto loro di riparare le condutture. "Erano offeso e ha detto che costa troppo", ha detto.

Gli attivisti come Bratenkov è difficile se non impossibile, tenere le autorità per conto della zona dal momento che alcuni 90 per cento della popolazione locale comprende i lavoratori del petrolio e le loro famiglie che si sono trasferiti da altre regioni della Russia, e dipendono dal settore per il loro sostentamento.

Rappresentanti di Lukoil smentito che cercano di nascondere le fuoriuscite e perdite, e disse che non più di 2,7 tonnellate trapelato lo scorso anno dalle sue zone di produzione in Komi.

Ivan Blokov, direttore della campagna di Greenpeace Russia, che studia le fuoriuscite di petrolio, ha detto che la situazione in Komi viene replicata in tutta la Russia regioni produttrici di petrolio, che si estendono dal Mar Nero a sud-ovest al confine con la Cina in Estremo Oriente della Russia.

"Sta succedendo ovunque", ha detto Blokov. "E 'tipico di qualsiasi campo petrolifero in Russia. Il sistema è vecchio e non è stata sostituita nel tempo da qualsiasi compagnia petrolifera del paese."

Ciò che preoccupa anche gli scienziati e gli ambientalisti è che le fuoriuscite di petrolio non sono confinate ai campi abbandonati o invecchiamento. Allarmante, gli incidenti accadono al marchio nuovi gasdotti, ha detto Barenboim.

Almeno 400 tonnellate trapelato da un nuovo gasdotto in due incidenti distinti nel corso dell'anno scorso Estremo Oriente della Russia, secondo i resoconti dei media e delle compagnie petrolifere. Transneft pipeline che porta il petrolio russo dalla Siberia orientale alla Cina è stato messo in funzione solo pochi mesi prima che i due sversamenti successo.

L'industria petrolifera di Komi è stato minando la natura per decenni, uccidendo o costringendo le renne e pesce. Gli abitanti del posto come il 63-anni Bratenkov paura che quando le foglie grandi olio, ci saranno solo terreno avvelenato lasciato nella sua scia.

"La pesca, la caccia - è tutto finito", ha detto Bratenkov.

Fonte Associated Press

giovedì 15 dicembre 2011

BIOCARBURANTI DALLE ALGHE

Sembra che finalmente si stiano sperimentando seriamente biocarburanti (o biofuels) ricavati da prodotti biologici che non derivino da prodotti alimentari.

Il grande problema dei bicarburanti come il biodiesel o il bioetanolo è infatti che vengono solitamente ottenuti da prodotti che normalmente si utilizzano per l'alimentazione umana oppure la materia prima viene coltivata su terreni sottratti alle colture alimentari facendo sorgere gravi problemi etici.

Se i biocarburanti sono sicuramente un'oppurtunità per l'ecologia e la salvaguardia della natura è anche vero che non possono entrare in conflitto con il bisogno di cibo dell'umanità. Una speranza concreta sembra arrivare dalle alghe


L'Europa ha infatti recentemente lanciato un nuovo progetto di ricerca (l'EnAlgae) sui biocombustibili di III generazione. Quattro anni e 14 milioni di euro per produrre e distribuire i biocarburanti derivati dalle alghe.

Aziende come la http://greenfuels.co.uk/ stanno lavorando per la messa a punto delle coltivazioni di alghe in spazi delimitati per la produzione di biocarburanti.

Mentre la marina militare statunitense e l'Azienda danese Maersk hanno messo a punto un biocarburante derivato dalle alghe per navi merci ed effettueranno un viaggio prova lungo 6.500 miglia nautiche con lo scopo di testare le prestazioni del biocarburante nei viaggi commerciali.

Lo scoglio principale per l'uso su larga scala di questi biocarburanti è ancora il costo ma la ricerca sta cercando di sviluppare nuovi metodi per aumentare la produzione ed entrare nella commercializzazione con un prezzo competitivo.

Il potenziale di sviluppo di questi biocarburanti è altissimo anche perchè il processo di produzione del biocarburante dalle alghe è molto simile alle tecnologie tradizionali utilizzate per altri biocarburanti già utilizzati.

Inoltre le alghe possono crescere e riprodursi in ambienti inutilizzabili dall'uomo come le acque reflue o salmastre.

Alcuni studiosi stimano tra i 1.000 e i 20.000 litri di biocarburante la resa possibile per ettaro coltivato, ovviamente in base anche alla specie di alga coltivata.
Qualcuno sostiene che i soli Stati Uniti potrebbero produrre abbastanza alghe per sostituire il petrolio e lasciare all’agricoltura ancora 180 milioni di ettari di terreni per uso alimentare.

Quindi le alghe rappresentano una grande promessa per l'ecologia e la natura vedremo se la ricerca porterà i risultati sperati.

venerdì 9 dicembre 2011

L'AUTO ELETTRICA

L'auto elettrica è un'automobile che per muoversi utilizza l'energia elettrica immagazzinata in delle batterie o accumulatori.

Con la nuova manovra del Governo Monti il prezzo del gasolio è schizzato a più di 1,65 euro al litro. L'auto elettrica diventa quindi un'opportunità non riservata solo più ai ricchi o agli ecologisti ma anche alle persone comuni.


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By Tieum512 (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

L'auto elettrica fu tra i primi veicoli a motore ad essere inventata. I primi modelli infatti risalgono agli anni '30 dell'ottocento e nel 1899 un'auto elettrica fu il primo veicolo a motore a superare i 100 km orari.
Nel corso degli anni però il mercato si concentrò sui veicoli a combustione interna che utilizzavano idrocarburi a scapito dell'auto elettrica.


Il 2012 potrebbe essere l'anno della svolta nella produzione di veicoli elettrici in tutto il mondo. Molte case automobilistiche hanno presentato o si apprestano a presentare nuovi modelli di macchine pensate per rispettare l'ecologia e la natura.
Alcuni esempi sono la Peugeot iOn, la Mitsubishi iMiEV,  e la Citroën C-Zero, tra quelle che devono ancora essere presentate ci sono,  la Nissan Leaf, le Renault Kangoo Ze e Fluence Ze, la Smart Ed.
Come si vede i paesi più innovativi per le auto elettriche sono Francia e Germania dove sono già presenti forti incentivi per le auto ecologiche.

I vantaggi maggiori dell'auto elettrica si esprimono al meglio in città, dove non vengono richieste alte velocità di punta ma brillantezza, silenziosità e nessuna emissione. I motori elettrici hanno inoltre molta più coppia ed accelerazione da zero rispetto ad una macchina a benzina.
Gli ultimi modelli di auto elettrica strizzano l'occhio anche alle vetture ammiraglie e sportive.
Sul nostro blog ecologia-natura.blogspot.com abbiamo già parlato della TESLA l'auto elettrica prodotta dal magnate ELON MUSK che non relega il concetto di auto elettrica solamente ad una utilitaria cittadina ma lo innalza a veicolo sportivo con prestazioni eccezionali.

Un problema ancora irrisolto, che riduce la diffusione delle auto elettriche è quello della rete di rifornimento.
E' molto difficile trovare un colonnina per il rifornimento di energia elettrica, anche se potrebbe essere il business ecologico e verde del futuro, magari abbinando un impianto fotovoltaico al "distributore" di corrente.


Il cuore della macchina elettrica sono sicuramente le batterie o accumulatori. Anche in questo caso l'innovazione della tecnologia sta creando batterie sempre più performanti che danno un'autonomia fino a 600 o 800 km, quindi molto vicina a quella di un serbatoio di gasolio tradizionale.
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By Gereon Meyer (Eigenes Werk) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-SA-3.0-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
In effetti il problema più grande per l'ecologia inerente i veicoli elettrici riguarda lo smaltimento delle batterie.
Alcune case costruttrici (Toyota) hanno ottenuto una durata della batteria di 160.000 km (praticamente la vita di un'auto) al termine del ciclo di utilizzo delle batterie dovrà però essere implementato un sistema di recupero e riciclo efficiente degli accumulatori che consenta di recuperare le batterie in modo ecologico e rispettoso della natura.


Le auto elettriche danno degli indubbi vantaggi per l'aria per l'aria che respiriamo, non bruciando ossigeno come il motore a scoppio. Ma soprattutto non producono emissioni inquinanti di CO, CO2, NOx, idrocarburi incombusti e particolato (almeno nel luogo dove funzionano, discorso diverso se l'elettricità viene prodotta con idrocarburi, si veda oltre)

I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25-28%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un'efficienza del 90%.
Ma se consideriamo che generalmente l'energia elettrica viene prodotta partendo comunque da idrocarburi l'efficienza del motore elettrico può essere calcolato in un 50%. (Fonte Wikipedia)
Quindi i veicoli elettrici sono COMUNQUE PIU' EFFICIENTI rispetto ai motori a combustione interna.

La vera scommessa per il futuro sarà quindi quella di produrre energia da fonti completamente rinnovabili come il fotovoltaico, l'idroelettrico e l'eolico in modo da avvicinare sempre più l'efficienza dell'auto elettrica a quel teorico 90%.

LEGGERE SULL'AUTO ELETTRICA:

mercoledì 7 dicembre 2011

AZIONE GREENPEACE DAVANTI PALAZZO CHIGI

Greenpeace ha messo inscena un'azione dimostrativa nei giorni scorsi davanti alla sede del Governo italiano per sensibilizzare l'opinione pubblica sui cambiamenti climatici e sulla conferenza sul clima a Durban che si tiene proprio in questi giorni nella cittadina sudafricana.

Nel video qui sotto due attori prendono in giro i politici di professione che ignorano i temi dell'ecologia e parlano solo di quello che vogliono loro.

sabato 3 dicembre 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

La raccolta differenziata dei rifiuti è quel processo per cui si dividono le varie tipologie di rifiuto solido urbano (RSU) per poi indirizzarli alle diverse modalità di smaltimento. E' un processo sempre più necessario per l'ecologia e il rispetto della natura ma anche per la vivibilità delle nostre città. Le immagini dei rifiuti di Napoli hanno fatto il giro del mondo.

I paesi che per primi introdussero la raccolta differenziata furono i paesi del nord Europa già dagli anni settanta. Ma in Italia solo negli ultimi dieci anni si è cercato di implementare seriamente la raccolta differenziata e con risultati non omogenei sul territorio.

La raccolta differenziata chiama in causa principalmente la coscienza dei cittadini che si devono impegnare in prima persona a differenziare i rifiuti già nelle loro case per ottenere buoni risultati di raccolta.
I sistemi di raccolta differenziata sono sostanzialmente 2:
- RACCOLTA IN STRADA con i diversi cassonetti di colore differente. Ultimemente sono stoti creati in molti paesi gli ecopunti per razionalizzare la raccolta in strada.
- RACCOLTA PORTA A PORTA Non sono i cittadini a portare i rifiuti nei cassonetti, ma sono gli incaricati del servizio che passano a domicilio a ritirarli. Per facilitare le operazioni, vengono spesso forniti alle famiglie bidoni o bidoncini. Generalmente utilizzata nelle città permette un notevole aumento dei risultati ma anche dei costi.

Se si vuole ridurre il volume delle discariche diminuendo il riciclaggio, la raccolta differenziata è l'unica soluzione per selezionare i tipi di rifiuti e reintrodurli nel ciclo produttivo.

Oggi la raccolta differenziata sta diventando un'esigenza sempre più impellente che deve però essere affiancata da sistemi di smaltimento (discarica, compostaggio, inceneritore,ecc...) efficienti altrimenti è priva di senso e si trasforma in maggiori costi per la società.

lunedì 28 novembre 2011

CONFERENZA SUL CLIMA A DURBAN

Si apre oggi, 28 novembre 2011 a Durban, in Sud Africa la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Il tema centrale srà la riduzione dei gas serra, sembra sempre più tragicamente reale la correlazione tra i gas serra e i cambiamenti climatici che hanno colpito ultimamente anche l'Italia con le ultime alluvioni.

La conferenza sul clima a Durban nasce però già tra le polemiche sulla scarsità di fondi destinati alla riduzione dei gas serra, sembra infatti che anche gli Stati Uniti abbiano destinato per questa lotta molto meno di quello che hanno destinato per salvare le banche.

La crisi economica influisce pesantemente sulle scelte politiche che riguardano l'ecologia e anche a Durban, c'è da starne certi influenzeranno le scelte sul clima.

Secondo il dipartimento dell'energia di Washington, le emissioni di gas climalternati nel mondo hanno raggiunto nel 2010 un aumento del 6%, assolutamente inaspettato, soprattutto a fronte della crisi economica, che doveva teoricamente avere come "effetto collaterale" la riduzione delle emissioni.

Gli stati emergenti come la Cina sono come al solito molto restii a modificare le loro abitudini in fatto di ecologia.
Il 1° gennaio 2013 scadrà il primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto. Da quel momento in poi non sappiamo quali principi regoleranno la questione delle emissioni di gas che aumentano l'effetto serra.
Proprio a questo la conferenza di Durban è chiamata a rispondere, anche il Papa intanto si è interessato agli esiti della conferenza.

La conferenza sul clima di Durban si concluderà il prossimo 9 dicembre 2011, speriamo con risultati positivi per l'ecologia.

domenica 27 novembre 2011

BIOETANOLO

Il bioetanolo è un biocombustibile che rispetta l'ecologia perchè ha basse emissioni inquinanti.

Il bioetanolo è un etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce.

In campo energetico il bioetanolo può essere utilizzato come componente per benzine o per la preparazione dell'ETBE (etere etilbutilico), un derivato ad alto numero di ottano. Può essere utilizzato nelle benzine in percentuali fino al 20% senza modificare il motore, o anche puro nel Motore Flex.

Inoltre è possibile utilizzare il bioetanolo come combustibile all'interno di biocamini, sfruttandone il potere calorico per scaldare gli ambienti.

Il processo di produzione del bioetanolo genera, a seconda della materia prima agricola utilizzata, diversi sottoprodotti con valenza economica, destinabili a seconda dei casi alla mangimistica, alla cogenerazione, ecc.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per l'Unione europea, il bioetanolo rappresenta il 15% del mercato, il che si traduce in un valore complessivo superiore ai 5 miliardi di euro.
Attualmente il bioetanolo evidenzia un tasso di crescita superiore al 50%. È proprio la sua crescita esponenziale che ne fa comprendere l’importanza nella crescita complessiva del comparto dei biocarburanti: secondo Eurobserv’Er (stime a luglio 2011), le vendite in Ue di biofuel sono passate da 1,7 milioni di tonnellate petrolio equivalente del 2009 a 13,9 milioni. Cifre che corrispondono a un consumo pari al 2,6% della benzina europea e del consumo di gasolio.

L’obiettivo dell'Unione Europea è quello di arrivare al 10% di biocarburanti nel 2020. Oggi gli impianti di lavorazione e raffinazione del bioetanolo sono 13 , mentre altri 29 sono in fase di progettazione.

Il bioetanolo è quindi un combustibile rinnovabile che rispetta l'ecologia e la natura. Il grosso limite di questi biocarburanti è di utilizzare biomasse che possono essere in concorrenza con le colture alimentari, ma la scommessa dei prossimi anni sarà per l'ecologia sarà proprio quella di utilizzare il materiale agricolo di risulta e  non i prodotti destinati all'alimentazione.
Questo permetterà di dare ai biocarburanti un'impronta più sostenibile ed ecologica.

venerdì 18 novembre 2011

COMPOST

Il compost è una materiale utilizzato come fertilizzante biologico ed ecologico. Il suo utilizzo, con l'apporto di sostanza organica migliora la struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi (composti del fosforo e dell'azoto). Come attivatore biologico aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo.



Il compost viene ottenuto attraverso la decomposizione e l'essiccazione di materiale organico. Per la produzione di compost si possono usare gli scarti organici delle cucine, gli sfalci, liquami animali o i rifiuti organici in genere che in discarica causano la produzione di percolato.
Tecnicamente il compostaggio è un processo biologico controllato dall'uomo che attraverso funghi e batteri trasforma in sostanze umificate (il compost) i rifiuti umidi.

Il compost rispetta quindi 2 volte l'ecologia e la natura, perché è un sistema per riciclare i rifiuti organici e perché è un fertilizzante ecologico.

martedì 15 novembre 2011

BOSCO VERTICALE A MILANO

Lo sapevate che Milano è una delle città più inquinate in Italia?
A quanto pare l'aumento dell'edilizia urbana e delle emissioni inquinanti sono le principali cause del crollo della qualità dell'aria nella capitale della moda internazionale.
Così l'architetto italiano Stefano Boeri ha formulato un piano insolito per restituire alla città quello che le manca: vale a dire, un po' di verde.

Il progetto " Bosco Verticale " prende spunto dalla tradizione italiana delle torri coperte di edera. Boeri ha semplicemente moltiplicato la quantità di fogliame.
Ogni appartamento ha un balcone annesso, con un giardino rigoglioso che avvolge la struttura. Le due torri forniranno radici per 900 alberi, così come un sacco di arbusti ed altra vegetazione floreale.
Il loro sviluppo orizzontale è pari a 10.000 metri quadrati di foresta. Bosco Verticale fornisce un piano ecologico di rimboschimento all'interno di una città sviluppata.

Anche se ad un primo sguardo può non sembrare c'è un sacco di tecnologia dietro a questo progetto atto a dimostrare che dobbiamo migliorare l'aria della nostre città, e non solo lo skyline.


La diversità delle piante e delle loro caratteristiche permette di produrre umidità, assorbire anidride carbonica e le particelle di polvere, producendo ossigeno e proteggendo dalle radiazioni e dall'inquinamento acustico, migliorando la qualità di vita gli spazi e il risparmio energetico.
L'Impianto di irrigazione sarà alimentato in larga misura attraverso il filtraggio e il riutilizzo delle acque grigie prodotte dall'edificio stesso.
Inoltre sistemi di produzione energetici da fonti rinnovabili come l'eolico e il fotovoltaico contribuiranno, insieme al microclima di cui sopra ad aumentare il grado di autosufficienza energetica delle due torri.

La presenza di questa vegetazione favorirà inoltre il ritorno di uccelli e insetti all'interno dei giardini in miniatura.
Bosco Verticale intende bilanciare i danni ambientali della città, e creare un ecosistema autosufficiente.
La costruzione dell'intero edificio costerà solo il cinque per cento in più di quello di un grattacielo tradizionale, il Bosco Verde può essere utilizzato il altre città con problemi legati all'ecologia simili a quelli di Milano.


Per maggiori informazioni potete visitare il sito web del progetto dell'architetto, www.stefanoBoeriArchitetti.net

lunedì 14 novembre 2011

SVILUPPO SOSTENIBILE

Lo sviluppo sostenibile è l'aspirazione ad integrare lo sviluppo economico, sociale, istituzionale con il rispetto delle istanze ambientali e dell'ecologia.

Lo sviluppo sostenibile è un modo per valorizzare le risorse naturali soddisfando i bisogni senza comprometterle per le generazioni future.

Il problema maggiore della società moderna e che si ostina a misurare lo sviluppo attraverso un indicatore esclusivamente economico-monetario (il PIL) non prendendo in esame le ricadute che uno sviluppo non guidato o mal gestito ha sulle condizioni di vita generali e future.

Lo sviluppo sostenibile tenta di agire su questo punto migliorando il rapporto tra lo sviluppo della società e l'ambiente che la circonda, questo aspetto influisce ovviamente anche sull'ecologia e sulla natura.

domenica 13 novembre 2011

ECOLOGIA

L'ecologia in senso stretto è la scienza che studia l'ecosfera, ossia la porzione della Terra in cui è presente la vita in aggregati sistemici detti "ecosistemi".

Dagli anni 60\70 però il movimento ambientalista ha utilizzato il termine ecologia come sinonimo di rispetto dell'ambiente, studio dell'inquinamento e in generale il termine ecologia viene oggi normalmente usato per definire un corretto rapporto che l'uomo dovrebbe avere con la natura che lo circonda.

L'ecologia nel senso comune è quindi quel movimento spontaneo che tende al miglioramento dell'ambiente attraverso uno sviluppo sostenibile della società.

L'ecologia ha permesso particolari innovazioni tecnologiche come la diffusione del fotovoltaico o dell'eolico per la produzione di energia elettrica che solo vent'anni fa erano considerati un lusso per pochi hippy, oppure la gestione dei rifiuti con la raccolta differenziata e il compostaggio.
Oggi l'ecologia affronta nuove sfide come il tentativo di implementare il processo Rifiuti Zero o la lotta per il no al nucleare che però deve essere capace di fornire fonti rinnovabili e realmente competitive.

Insomma l'ecologia è una battaglia per migliorare il rapporto con l'ambiente che ci circonda. Un processo innovativo reso ancora più impellente in questo periodo di forte crisi economica.
L'ecologia può dare gli spunti per creare, come nel caso delle fonti rinnovabili, nuovi posti di lavoro e un'alternativa credibile di sviluppo.

In Italia si sente un forte bisogno di ecologia che risponda in modo concreto ai bisogni di sviluppo ma rispettando un territorio fragile e troppo spesso violentato. Ma l'ecologia non può essere solo una serie di divieti, di NO!
In questo blog vogliamo proporre un'ecologia POSITIVA che possa dare soprattutto soluzioni ai giganteschi problemi che il mondo ha davanti. Vogliamo dare uno spunto di ottimismo, perchè attraverso la green economy i problemi si possono risolvere.
La green economy è un passaggio fondamentale per lo sviluppo dell'economia mondiale che, d'ora in avanti, non potrà più prescindere dall'ecologia.

sabato 5 novembre 2011

ECOLOGIA E ALLUVIONI

Siamo nuovamente a fare il bilancio purtroppo tragico di un'alluvione. Dopo la Toscana e le Cinque Terre, anche Genova è stata colpita al cuore.
Negli ultimi cinquant'anni l'uomo si era convinto, almeno nel mondo occidentale, di essere capace di controllare la natura. Invece la natura ci riporta tragicamente alla realtà, i fenomeni naturali non sono controllabili.



I cambiamenti climatici ormai sono una realtà, non più solo una minaccia degli ecologisti. Ma il nostro sistema organizzativo per affrontare questi cambiamenti climatici non è efficiente.

I fenomeni metereologici degli ultimi giorni sono sicuramente di forte entità, anche influenzati dai cambiamenti climatici mondiali, ma la loro forza distruttiva è stata accentuata dall'antropizzazione del paesaggio, dallo scarso senso dell'ecologia e dello scarso rispetto della natura in senso lato.
Ma cosa c'entra con l'ecologia con le alluvioni? C'entra e molto:

- In primo luogo il rispetto della natura passa per la pulizia degli  alvei dei fiumi dai tronchi e dai resti delle alluvioni precedenti che intasano i passaggi sotto i ponti. Questo non vuol dire libertà di scavare gli alvei dei fiumi ma una corretta e periodica manutenzione dei corsi d'acqua.



-Il consumo del suolo che viene "rubato" alla natura con la costruzione di capannoni, parcheggi, palazzi e case pregiudica il naturale sviluppo del territorio creando punti critici ad esempio per la gestione dei corsi d'acqua che diventano pericolosi in caso di forti piogge.



Se poi i tombini, che servono come valvola di sfogo per l'acqua altrimenti rinchiusa dal cemento, non vengono puliti regolarmente come si vede dalla foto allegata le conseguenze possono essere molto serie. Perché anche nei piccoli comuni non si puliscono regolarmente le vie d'acqua nei giorni che precedono le grandi piogge in autunno e in primavera?


- Il rimboschimento non controllato e la sbagliata gestione dei boschi ha poi una grande responsabilità nelle frane. Il terreno non è più trattenuto dalle radici degli alberi che scendono in profondità.
Gli incendi bruciano i boschi, gli alberi nascono troppo vicini e crescono per questo motivo troppo piccoli per trattenere le frane.
In questo caso  l'utilizzo delle biomasse per il riscaldamento delle abitazioni può aiutare a gestire i boschi e la legna. Può essere un incentivo per la gente ad avere cura dei boschi come già succede ad esempio in Trentino. A patto però che la legge non sia cieca e permetta alle persone di abbattere gli alberi che non servono mantenendo quelli che invece crescono robusti. Insomma una gestione oculata del territorio e dell'ambiente.
L'ecologia e l'ambientalismo non possono essere contro l'abbattimento degli alberi a prescindere. Se questo è fatto in modo programmato e rispettoso dei cicli della natura. Certo bisogna prevenire e combattere il disboscamento, ma anche una crescita non gestita può avere conseguenze molto gravi per le frane e le alluvioni.

- Per ultimo ho lasciato il problema dell'abusivismo non perché sia meno importante ma perché è sicuramente quello più conosciuto che deve essere combattuto in ogni modo.

Insomma l'uomo NON può controllare la natura, i cambiamenti climatici non sono solo più allarmi degli ecologisti ma hanno intensificato i fenomeni atmosferici.
Dobbiamo essere PIU' attenti e organizzati che in passato a gestire l'ambiente.
  L'ecologia è una necessità.

CONSUMO DEL SUOLO

Secondo il rapporto annuale del Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo di INU, Legambiente e del Politecnico di Milano, in Italia, ogni anno occupiamo 500 km quadrati di suolo. Un caso da record è la provincia di Olbia -Tempio cementificata al ritmo di 25 metri quadri per abitante all'anno, sei volte quello già catastrofico della Lombardia.

Ruhrgebiet industrieSi tratta di trovare un equilibrio, difficile, tra lo sviluppo economico e la conservazione del paesaggio naturale. Un caso emblematico è quello della Provincia di Torino, dove la grande multinazionale del mobile Ikea voleva insediare un nuovo centro commerciale. L'azienda voleva edificare su un'area di 160.000 metri quadrati di campi agricoli. La provincia ha proposto di ristrutturare una zona dismessa ma i costi per l'Ikea erano troppo alti per cui ha rinunciato all'insediamento che avrebbe portato 300 nuovi posti di lavoro.
Perché la politica non è riuscita a trovare una mediazione tra il profitto e l'ecologia?

Io sono tra quelli spaventati per la crescita spropositata del fotovoltaico su quelli che una volta erano campi coltivati e spesso mi chiedo perché quei pannelli fotovoltaici non si possano mettere sui tetti immensi delle zone industriali.

L'Italia non ha grandi spazi e quel poco terreno naturale che abbiamo lo stiamo consumando sempre più velocemente, bisogna trovare una sintesi tra esigenze dello sviluppo e esigenze della natura.

Ma come?

venerdì 4 novembre 2011

RIFIUTI ZERO

Rifiuti Zero è un sistema ecologico che ha l'obiettivo di riutilizzare tutti i prodotti evitando di mandarli in discarica o nell'inceneritore.
Rifiuti Zero è una strategia che prende le mosse da quello che fa la natura, riutilizzando continuamente le sue risorse.
Tra i maggiori  teorizzatori c'è il prof. Paul Connett, docente della St. Lawrence University che parla nel seguente video:



Il perno della strategia è comunque quella di DIFFERENZIARE i rifiuti per controllarne il riutilizzo e il riciclo.

La strategia Rifiuti Zero può essere riassunta in:
- Riduzione della quantità dei rifiuti
- Progettare oggetti biodegradabili, riciclabili o riutilizzabili
- eliminazione degli inceneritori
- INCENTIVARE il riuso e la riparazione degli oggetti non più funzionanti

Il primo comune italiano ad aderire alla strategia Rifiuti Zero è stato Capannori.

Rifiuti zero è quindi un sistema che, se implementato, aiuterebbe a proteggere la natura e l'ecologia.

mercoledì 2 novembre 2011

ECONOMIA DELL'ECOLOGIA

L'economia dell'ecologia a Torino il 3 novembre prossimo.
La green economy sarà protagonista nel convegno dedicato alle imprese grandi e piccole che si terrà sotto la Mole, in cui si parlerà di nuove idee per produrre rispettando la natura.
L'economia dell'ecologia come metodo per uscire dalla crisi strutturale che stiamo vivendo, coinvolgendo i soggetti produttivi del paese.
Non solo energia e fonti rinnovabili che stanno GIA' producendo nuova occupazione ma anche i trasporti, l'artigianato e la finanza possono essere sviluppate con i criteri ecologici e ambientali della green economy.