www.dolcepiemonte.com

venerdì 27 settembre 2013

IL RISCALDAMENTO GLOBALE E' CAUSATO DALL'UOMO

Finalmente esiste una prova scientifica che il riscaldamento globale è causato dall'uomo. Questo il risultato dello studio commissionato dall'ONU.

Le temperature sono aumentate e al 95% questo fenomeno è causato dall'inquinamento.


Ecco i principali punti delineati nel documento:

- Il riscaldamento globale è “inequivocabile” e dal 1950 è “estremamente probabile” che le attività umane siano state la principale causa dell’aumento della temperatura.

- La concentrazione di CO2 e di altri gas serra nell’atmosfera è salita ai livelli senza precedenti in almeno 800mila anni. L’uso di combustibili fossili è la principale causa dell’aumento del 40% della concentrazione di anidride carbonica registrato dalla rivoluzione industriale.

- Le temperature globali aumenteranno probabilmente di 0,3-4,8 gradi entro la fine del secolo, a seconda delle misure per il controllo delle emissioni che saranno adottate dai governi.

- Molti aspetti del cambiamento climatico persisteranno per diversi secoli anche se le emissioni di CO2 saranno interrotte.

- Il livello dei mari aumenterà probabilmente ancora di 26-82 centimetri entro la fine del secolo.

- Le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide hanno perso massa negli ultimi due decenni. I ghiacciai hanno continuato a sciogliersi in quasi tutte le parti del mondo. Il ghiaccio dell’Artico è diminuito e la coltre di neve primaverile continua a diminuire. È “molto probabile” che questo processo proseguirà.

- È “praticamente certo” che le temperature della parte superficiale dell’oceano siano aumentate tra il 1971 e il 2010. L’oceano diventerà ancora più caldo nel corso di questo secolo e la temperatura alta penetrerà dalla superficie verso la profondità.
Una ragione in più per mettere al centro delle politiche mondiali l'ecologia e la natura.


lunedì 16 settembre 2013

PHONEBLOKS IL NUOVO CELLULARE ECOLOGICO

Phonebloks è la vera innovazione nei telefoni cellulari.

Dimenticate le strategie di marketing della Apple o di Microsoft che fanno di tutto per farvi cambiare smartphone ogni anno.
Phonebloks è il primo cellulare pensato e costruito per durare nel tempo, contro la filosofia dell'usa e getta.

Phonebloks è un nuovo tipo di smartphone, composto di blocchi un po' come i lego. Se si rompe un pezzo (o non vi serve più) è possibile sostituire solo quel pezzo senza cambiare il cellulare.

Ovviamente questo vale anche per la batteria (con buona pace della Apple)

Inoltre il Phonebloks può essere personalizzato in migliaia di versioni.

Perchè tutto questo si avveri però, quelli di Phonebloks hanno bisogno dell’aiuto dal basso.

C'è bisogno di far conoscere il progetto. L'ora "x" per diffondere l’iniziativa nel mondo sarà il 29 ottobre 2013. 

Per aderire o rilanciare la notizia www.phonebloks.com

domenica 4 agosto 2013

L'AUTO A BENZINA DIVENTA ELETTRICA

Avete capito bene, la tecnologia per trasformare proprio la vostra auto inquinante a benzina in un'ecologica auto elettrica è quasi disponibile.
L'idea è frutto di un gruppo di impiantisti, elettricisti e elettrauti della Confartigianato trevigiana con la collaborazione di alcuni poli universitari.

Uno studio di 2 anni per realizzare un progetto di un kit per trasformare in versione ecologica le vecchie autovetture a un costo di trasformazione molto più basso rispetto all'acquisto di una nuova auto elettrica.

Parliamo di un kit professionale e collaudato, non una semplice applicazione amatoriale che si possono facilmente trovare anche su www.youtube.com .

"Per arrivare al risultato finale -
spiega Severino Dal Bo, presidente degli autoriparatori di Confartigianato Veneto - sono stati costruiti dei complessi software che incrociano i dati del motore con quelli di cavi, velocità, potenze e via dicendo, ed è stato realizzato anche un programma al Cad che ha il compito di disegnare fin nel più piccolo particolare i pezzi che vanno usati per fare questa trasformazione".

Al progetto però mancano ancora le autorizzazioni per l'omologazione che in Italia sappiamo essere un nodo difficile da sciogliere anche per le resistenza del mercato dei carburanti e delle auto tradizionali. Speriamo che tutto vada bene e che il kit per la trasformazione di auto a benzina in auto elettriche possa essere presto commercializzato.

L'interessante progetto potrà essere anche un volano per l'economia locale in senso ecologico. Come già ricordato nel nostro blog http://ecologia-natura.blogspot.it le auto elettriche però al momento mettono un freno all'inquinamento dell'aria in città, ma non risolvono il problema ambientale del consumo energetico se l'elettricità per ricaricarle deriva da fonti fossili. Diverso e molto interessante è l'utilizzo di pensiline solari coperte da pannelli fotovoltaici  per la ricarica di queste auto, in questo caso il beneficio per la natura e per l'ecologia è molto evidente e potrà rappresentare una vera alternativa sostenibile per la mobilità del futuro.

domenica 5 maggio 2013

ELETTRICITA' DALLE PIANTE

In un interessante articolo, Euronews spiega un progetto per ottenere elettricità dalle piante. Il progetto è ancora in fase embrionale e la quantità di energia prodotta è ancora molto piccola ma è un inizio che potrà avere sviluppi interessanti ed è un sistema naturale ed ecologico per ottenere energia elettrica, e soprattutto è una fonte rinnovabile.



Il progetto è stato brevettato già nel 2007 dall’Università di Wageningen nei Paesi Bassi.

Il procedimento con cui si ottiene l'elettricità si chiama Cella a Combustibile microbico-vegetale (Plant-Microbial Fuel Cell) ed è in grado di generare energia elettrica dalla naturale interazione tra radici delle piante e batteri del suolo.

Ecco come Euronews spiega il funzionamento: "La materia organica emessa dalle radici con la fotosintesi subisce un processo di degradazione per l’azione dei batteri, che provoca il rilascio di elettroni.
I ricercatori hanno messo un elettrodo vicino ai batteri, tramite la differenza di potenziale così creata si genera energia elettrica."
Gli stessi studiosi del progetto ammettono che attualmente i pannelli solari fotovoltaici producono più energia per metro quadrato ma sperano di poter migliorare molto questa tecnologia. Ma un fattore importante di questo progetto è che negli stessi spazi si possono produrre si alimenti che energia elettrica senza "rubare" suolo importante all'agricoltura come spesso avviene purtroppo negli impianti fotovoltaici.
Quindi cibo ed energia per venire incontro all'ecologia.

mercoledì 6 febbraio 2013

PORTALE RIFIUTI SPECIALI

Vi consiglio un'interessante sito che mette in contatto le aziende produttrici di rifiuti speciali con le aziende di trattamento e smaltimento. Un servizio molto interessate che unisce i vantaggi della rete internet con il rispetto dell'ecologia e della natura.

Ecco come si presenta il sito http://www.portalerifiutispeciali.it :


"l progetto è nato con l’obiettivo di offrire un contributo all’informazione nel settore della gestione dei rifiuti, su tutto il territorio nazionale.

Portalerifiutispeciali.it vuole essere una risposta concreta ed immediata, con informazioni quanto più possibile attendibili.
Nel caso in cui ci vengano segnalati degli errori, sarà nostra premura correggerli dopo un’attenta verifica dei contenuti.
Il portale offre gratuitamente spazio alle “richieste di conferimento, la ricerca degli Impianti di Trattamento, recupero e Trasporto dei rifiuti, laboratori di Analisi Chimiche, Consulenti e a quanti operino nel settore dei rifiuti” da parte degli Utenti del portale.

Diamo spazio e voce  ai nostri utenti.

La sezione CercaCer-Rifiuti.it nasce per offrire ai Produttori/Detentori di rifiuti e Utenti del Portale, un servizio gratuito di ricerca  delle soluzioni  più efficaci, mettendosi in contatto con le Aziende che operano nella Gestione, Trasporto, Consulenza o Intermediazione dei Rifiuti, utilizzando le sezioni  “Cerca Azienda & Cerca C.e.r.” del Portale.
Sono graditi anche suggerimenti e, perchè no, critiche, che ci aiutino con il Vostro prezioso aiuto, ad offrirvi sempre informazioni aggiornate ed un servizio di qualità che venga incontro alle Vostre richieste."

domenica 20 gennaio 2013

L'ECOLOGIA E L'UOMO

Un video sul rapporto tra l'uomo l'ecologia e la natura davvero inquietante ma comunque da vedere.


 

martedì 8 gennaio 2013

QUANTO COSTA UN OGGETTO ALLA NATURA?

Avevo già parlato di questo argomento con un post su questo blog intitolato " il peso dei prodotti sull'ecologia", adesso riporto un articolo de ilfattoquotidiano.it che parla di una innovativa applicazione per calcolare il costo che ogni oggetto ha sulla natura, sull'ecologia e anche sul nostro portafoglio.

  8/01/2013 - Una nuova applicazione traccia l'impronta lasciata sul pianeta da un determinato oggetto


Il virtuosismo degli acquisti a chilometro zero e a basso impatto ambientale possono trasformarsi in una sana competizione virtuosa? Per i fondatori del progetto Oroeco sembra di sì e per questo motivo hanno posto tutte le basi per creare una grande rete di acquisto consapevole. Se “The Enough Project” ha stilato la classifica delle aziende che non usano materie prime insanguinate, frutto di scontri e guerre civili per il controllo delle miniere, in questo caso sotto la lente è finito l’impatto che ogni singolo acquisto può avere sull’ambiente. “Oroeco si fonda sulla premessa che dovrebbe essere facile, divertente e gratificante poter tener traccia dei nostri acquisti quotidiani, degli investimenti, dello stile di vita in base ai nostri valori fondamentali – raccontano i giovani del team Oroeco – Abbiamo iniziato come un gruppo di amici, frustrati dalla mancanza di informazioni che ci potessero aiutare ad ottenere piccoli miglioramenti a partire da grandi decisioni. Non volevamo essere attivisti o volontari a tempo pieno per una causa, volevamo solo poter migliorare le nostre vite attraverso i nostri acquisti e lo stile di vita assunto. E abbiamo voluto trovare un modo divertente per convincere i nostri amici, la famiglia, le grandi aziende a fare lo stesso”. 

Il progetto nasce negli Stati Uniti grazie alla collaborazione di ricercatori del Mit, di Stanford e di Berkeley e poggia le sue basi sulla massima che “ogni singolo dollaro speso può avere effetti positivi o negativi sull’ambiente”. Basandosi sui dati raccolti, l’utente che utilizzerà Oroeco potrà in qualche modo conoscere quanto il suo acquisto contribuisce all’inquinamento del pianeta. In un’economia globale che ci permette ogni giorno di acquistare oggetti provenienti da fabbriche sparse in tutto il mondo, a sua volta costruiti con materie prime che sono state raccolte e trasportate, è difficile riuscire a conoscere il reale impatto che un acquisto ha sull’ambiente. Partendo da questa premessa, l’applicazione cercherà di tracciare l’impronta lasciata sul pianeta da un determinato oggetto, tenendo conto dell’inquinamento prodotto per estrarre le materie prime, per lavorarle, per trasportarle, per assemblarle e infine per venderle sugli scaffali dei negozi. Un acquisto, piuttosto che un altro, può contribuire in modo consistente al rilascio in atmosfera di agenti inquinanti così come alla progressiva scomparsa di risorse nelle miniere. Oroeco è per ora solo un progetto in fase preliminare che, attraverso il sistema di collette comunitarie su internet, sta cercando i fondi necessari alla pubblicazione di una prima versione beta. 

Una campagna molto simile a quella dei principi di Oroeco è condotta in Italia da Legambiente: “Bastano piccoli gesti per risparmiare nel tempo chili e chili di anidride carbonica. – spiega Fabio Dovana, presidente di Legambiente per il Piemonte e la Valle d’Aosta  – Ad esempio spegnendo gli stand-by degli elettrodomestici di casa si possono risparmiare circa 150 kg di CO2 in un anno, con un guadagno anche per il portafogli di circa 60 euro. Usando abitualmente una brocca per l’acqua del rubinetto si risparmiano 24 kg di CO2 in un anno e 11 kg di plastica. Una famiglia di tre persone che beve solo acqua del rubinetto risparmia circa 280 euro all’anno”. Con l’obiettivo di abituare gli italiani ad una serie di buone abitudini in sintonia con l’ambiente è nata la comunità virtuale Stop The Fever rivolta a singoli cittadini, imprese, pubblica amministrazione e scuole. Un luogo virtuale dove poter essere attori concreti del cambiamento e misurare quanto le nostre scelte possono fare bene all’ambiente. 

Per sensibilizzare i cittadini ad adottare queste buone abitudini e rispettare l’ambiente, Slow Food ha recentemente pubblicato la guida Il nostro spreco quotidiano, scaricabile qui, che fornisce preziose indicazioni e consigli per ridurre i nostri rifiuti, imparare a smaltirli in modo sostenibile e soprattutto a riciclare gli avanzi in cucina. Per essere davvero gli attori principali di un sicuro cambiamento.



Fonte: Elio Cogno, ilfattoquotidiano.it 

martedì 20 novembre 2012

ACQUAPONICA

Viene definita acquaponica quel tipo di agricoltura che mette insieme l'allevamento dei pesci alla coltivazione idroponica delle piante.

 L'aggettivo idroponico deriva dal greco ύδωρ (acqua) + πόνος (lavoro).

 In un sistema acquaponico l'acqua delle vasche per acquacoltura viene pompata in quelle idroponiche, in modo tale che le piante che vi si trovano possano filtrarla sottraendo diverse sostanze di scarto dei pesci, traendone contemporaneamente nutrimento.

L'acqua così filtrata potrà quindi essere reimmessa nelle vasche per acquacoltura e riprendere il suo ciclo.
 

Video di un impianto dimostrativo realizzato da AquaGuide (http://www.aquaguide.com) in una serra di un'azienda di agricoltura biologica sita in provincia di Macerata nelle Marche.

 In un impianto acquaponico si utilizza l'acqua di scarico delle vasche, dove vengono allevati ad esempio dei pesci, per irrigare le piante da far crescere, prive di terra e concime chimico.

 Nell'acqua di queste vasche ci sono molte di sostanze nutrienti che vengono utilizzate dalle piante per il loro sviluppo, grazie alle ricche popolazioni batteriche, presenti nei letti di crescita, che si occupano di trasformare le sostanze di rifiuto in importanti elementi di crescita assorbiti dalle radici vegetali.

 Le colture acquaponiche e idroponiche sono metodi alternativi molto rispettosi dell'ecologia e della natura. Un grande vantaggio dell'acquaponica è quello di utilizzare meno acqua delle colture tradizionali perchè l'acqua dell'impianto può essere utilizzata anche per 6 mesi.

 Con questo tipo di coltura vengono praticamente eliminati i fertilizzanti, i quanto l'acqua viene arricchita dai materiali di scarto dei pesci. In poche parole l'acquaponica è un piccolo mondo chiuso che riutilizza gli scarti animali per fertilizzare le colture vegetali.

Ancora poco sviluppata è in fase di studio e di impiantipilota che però stanno dando ottimi risultati per l'ecologia e la natura.

mercoledì 12 settembre 2012

IL VENTO DA TORINO PER SALVARE L'ALCOA

Il KITEGEN è un progetto molto tecnologico e ambizioso per trasformare l'energia del vento in corrente elettrica in modo da rispettare la natura. Sfruttando le correnti di alta quota più potenti e costanti i grandi aquiloni della KITEGEN riescono a produrre quantità molto grandi di energie rinnovabili sfruttando il vento.
Ma la cosa importante è che la KITEGEN è italiana con sede a Chieri in provincia di Torino.

Il Kitegen punta a sfruttare al massimo l'energia che può derivare dal vento. Con gli impianti dell'eolico tradizionale infatti viene sfruttata solo una piccola parte dell'energia del vento.

Infatti le torri eoliche tradizionali hanno ormai raggiunto un limite strutturale e non possono essere ulteriormente innalzate per arrivare al vento in quota, attualmente le pale eoliche non superano i 100 metri dal suolo, la struttura che li sorregge diventa, col crescere dell’altezza, esponenzialmente più pesante, instabile e soprattutto costosa.
Secondo quanto dichiarato dall'azienda  "Per visualizzare meglio il potenziale ad oggi non sfruttato, si consideri che la zona proibita al volo sopra una centrale nucleare può facilmente arrivare a contenere 1 GW di potenza del vento, uguale alla potenza della centrale stessa." 

La tecnologi del Kitegen ha quindi un enorme potenziale.

La notizia di oggi è che la società torinese ha manifestato interesse per l'acquisto dello stabilimento sardo di Alcoa. Il progetto sarebbe quello di utilizzare le fonti rinnovabili, il vento, utilizzando il KITEGEN per alimentare lo stabilimento sardo.



In passato anche la trasmissione Superquark si era occupata della tecnologia messa a punto dalla società piemontese, oggi invece si apre una nuova possibilità per utilizzare le fonti alternative per la produzione industriale.

Questa rappresenta un'occasione unica per il Governo italiano di dare un'impronta di ecologia alla politica industriale, speriamo che non vengano posti ostacoli burocratici per rendere difficile il progetto. Dopo le proteste dei giorni scorsi dei lavoratori Alcoa questa potrebbe essere una grande opportunità di sviluppo.

Per essere aggiornato sulle novità riguardanti l'ecologia e la natura visita il nostro blog http://ecologia-natura.blogspot.it 

mercoledì 11 aprile 2012

MEZZI PUBBLICI

Si è una pubblicità ma è molto simpatica e il messaggio parla di ecologia.



Per chi ha difficoltà con l'inglese:

 " E' più intelligente viaggiare in gruppo.
Prendi il bus. "

 Un modo simpatico per invogliare a utilizzare i mezzi pubblici e pubblicizzare una mobilità sostenibile.

sabato 17 marzo 2012

IL MERCATO DEL TONNO IN SCATOLA

La popolare organizzazione ecologista Greenpeace sta per rendere nota la nuova classifica "rompiscatole". Per aumentare ancora l'attenzione su questo argomento gli ecologisti hanno creato una serie di manifestazioni di supporto come l'iniziativa "tonno in trappola" in cui i volontari dell’associazione si sono travestiti da lattine di “Tonno in trappola” per denunciare i metodi di pesca distruttivi con cui troppo spesso viene pescato il tonno che finisce in scatola.
Greenpeace da ormai 3 anni valuta 14 marche di tonno in scatola che coprono più dell'80% del mercato italiano per attirare l'attenzione sulla conserva alimentare più amata dagli italiani.

Il tonno in scatola infatti è uno deiprotagonisti principali delle dispense italiane, ma pochi italiani conoscono effettivamente come vengono pescati questi pesci.
Secondo Greenpeace una pesca al tonno eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale minaccia la specie e l'intero ecosistema marino.


L'obiettivo di Greenpeace è quindi quello di spingere le aziende ittiche ad una maggiore attenzione ai temi ambientali coinvolgendo in prima persona i consumatori, attivando quindi un sistema virtuoso di causa effetto si marketing.

Ma l'iniziativa sembra aver fatto centro, alcune marche vengono definite dalla stessa organizzazione ecologista più virtuose. Potete trovare la classifica ufficiale "rompiscatole" di Greenpeace seguendo questo link sul sito dell'organizzazione http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/rompiscatole/index.html.
L'etichetta più virtuosa è "Asdomar" che offre già sul mercato alcune scatolette provenienti da un approvvigionamento sostenibile ma dovrebbe ora impegnarsi a non utilizzare tonno pescato con metodi distruttivi nel 100% dei suoi prodotti.

mercoledì 7 marzo 2012

ACQUA ECOLOGICA

L'acqua in bottiglia ci costa 2000 VOLTE in più dell'acqua del rubinetto. Quindi perchè soprattutto in Italia consumiamo così tanta acqua in bottiglia?
Nel filmato si spiega come si è CREATA e COSTRUITA UNA DOMANDA creando un nuovo mercato.
Per sostenere il mercato delle acque minerali inquina dalla produzione delle bottiglie alla distribuzione (trasporti su gomma) allo smaltimento delle bottiglie stesse.

 IN PUGLIA BEVIAMO ACQUA PIEMONTESE E IN VENETO BEVIAMO ACQUA SICILIANA Ma qualcosa possiamo fare anche noi, beviamo acqua del rubinetto, ri-utiliziamo bottiglie in vetro. L'acqua del rubinetto è inoltre molto più SICURA poichè i controlli sull'acquedotto vengono fatti quotidianamente mentre nelle aziende di acque minerali i controlli sono fatti settimanalmente quando non spot.

sabato 25 febbraio 2012

REFERENDUM SULLA CACCIA IN PIEMONTE

Il referendum sulla caccia in Piemonte è stato bloccato per 25 anni, ma finalmente è stata fissata una data.
By Nasjonalbiblioteket (Flickr: Jakt på utstoppet elg) [CC-BY-2.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

Si svolgerà il 3 giugno 2012 dopo che il TAR il 10 di febbraio aveva obbligato la Regione Piemonte a programmare la data del referendum entro 15 giorni.
Hanno quindi avuto successo le annose battaglie di ecologisti e ambientalisti per votare sulla caccia. La costituzione del comitato referendario contro la caccia, composto da  Italia Nostra, Lac, Legambiente, Lav, Lipu, Pro Natura, Radicali Italiani e Wwf,   risale addirittura al 1987!
In realtà il testo referendario non chiede di abolire la caccia ma prevede restrizioni molto interessanti.

Tra queste quella più interessante secondo noi è quella di VIETARE LA CACCIA la domenica. Per la prima volta con questo quesito si pensa alle famiglie che hanno qualche timore a passeggiare libere per i boschi per la paura di beccarsi qualche pallottola "vagante".

Il testo del referendum sulla caccia prevederà poi una limitazione al numero delle specie cacciabili. Questo punto prevede vengano cacciate solo quattro specie:
lepre, fagiano, cinghiale.
Per quanto riguarda le altre specie, si continua a prevedere la possibilità di intervenire con abbattimenti di controllo se l’eccessiva presenza di fauna selvatica dovesse comportare danni all’agricoltura.

Il Governatore Roberto Cota si è espresso in odo contrario al referendum sulla caccia adducendo motivi economici per una materia che potrebbe essere demandata alla legislazione del Consiglio Regionale. Pensiamo però che le potenti lobby dei cacciatori, difficilmente farebbero passare queste modifiche, come in effetti è successo negli ultimi 25 anni.

Quindi il 3 giugno 2012, nonostante il ponte del 2, chiediamo ai cittadini piemontesi di votare in massa per referendum, una scelata per la natura e per l'ecologia .

giovedì 29 dicembre 2011

LA BIOBATTERIA DELLA SONY

Finalmente una soluzione per diminuire l'impatto ambientale di tutti gli aggeggi elettronici che ci portiamo addosso.

Negli ultimi anni abbiamo moltiplicato l'utilizzo delle batterie dagli smartphone, ai portatili ai giochi per i bambini. Ma le batterie tradizionali sono molto inquinanti per i materiali che li compongono.

Anche nel nostro articolo sull'auto elettrica mettevamo inevidenza come uno dei punti più inquinanti di queste macchine verdi siano le batterie.

Ma una soluzione sembra profilarsi all'orizzonte la prima batteria green della storia la biobatteria ha visto la luce nei laboratori giapponesi della Sony.

Gli ingredienti sono molto semplici: carta riciclata, enzimi e acqua.

In occasione della fiera “Eco-Products” di Tokyo, la multinazionale Sony ha utilizzato la biobatteria per il funzionamento di un piccola ventola.

Chisato Kitsukawa, responsabile di pubbliche relazioni di Sony, ha spiegato ai giornalisti che la tecnologia biologica e chimica che sta dietro alla biobatteria «è la stessa con cui le termiti mangiano il legno per ottenere energia».

Gli enzimi nella biobatteria rompono le catene di glucosio generando in questo modo elettroni quindi elettricità.

Ad essere sincero la grande scoperta della Sony mi ricorda molto il gioco che facevamo da bambini accendendo una lampadina con un limone....

Tra gli altri esperimenti gli scienziati della Sony sono stati in grado di trasformare l'energia fornita dal glucosio anche in elettricità sufficiente per alimentare un lettore MP3.

La biobatteria della Sony dovrebbe misurare 3,9 centimetri e produrre circa 50 milliwatt di energia. La biobatteria è completamente biodegradabile e non inquinante.

Per il momento la biobatteria non è ancora competitiva, la potenza che è in grado di produrre è ancora troppo bassa ma la ricerca si sta muovendo in questa direzione e la Sony è un colosso che può investire parecchi soldi in ricerca, quindi speriamo di vedere presto le batterie verdi all'opera.

martedì 27 dicembre 2011

MANGIARE CARNE INQUINA L'AMBIENTE

Si parla molto di protezione dell'ambiente e di ecologia, ma cosa possiamo fare noi, quotidianamente per rispettare la natura?

 Il risparmio energetico è una buona pratica che tutti dovrebbero seguire ma anche a tavola possiamo aiutare a proteggere l'ambiente.

Uno dei nemici più grandi per l'ecologia proviene da quello che mangiamo tutti i giorni.
La produzione di carne ha un grande impatto ambientale soprattutto sui cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo sempre più la vita di intere popolazioni.

Gli allevamenti intensivi infatti hanno gravi ripercussioni sull'ecosistema globale. L'aspetto più preoccupante è che la metà delle terre fertili viene utilizzato per produrre legumi e foraggio per nutrire gli animali d'allevamento, le foreste vengono abbattute per creare nuovi pascoli e nuovi campi per l'alimentazione animale.

 Lo scopo degli allevamenti intensivi è produrre PIU' carne a costi sempre minori.
Per i nostri nonni, e le generazioni precedenti infatti la carne era un lusso che si potevano permettere solo una volta ogni tanto. Dal secondo dopoguerra in poi invece la carne è diventato un bene di consumo di massa e i costi si sono abbassati notevolmente alimentando ancora di più i consumi, in una paurosa spirale consumistica. Basti pensare che ogni italiano consuma oggi quasi 100 kg di carne all'anno!
Qualcuno ha calcolato che per ogni hamburger importato dall'America vengono abbattuti e trasformati a pascolo circa sei metri quadrati di foresta.
Oltre al consumo del suolo diretto, questi terreni perdono lo strato fertile in breve tempo e diventano soggetti alla desertificazione.

Uno dei problemi maggiori per l'ecologia legato all'allevamento è il consumo di acqua.
Il 70% di tutta l’acqua utilizzata sulla terra viene consumato per gli allevamenti e per la coltivazione dei prodotti destinati agli animali. Per ogni chilo di carne di manzo si consumano addirittura 15 mila litri di acqua, nonostante molte persone nel mondo muoiano di sete.

Altro grosso problema degli allevamenti intensivi sono le deiezioni animali. In passato le piccole aziende agricole utilizzavano il letame per concimare i campi, reintroducendolo nel normale ciclo della natura. Ma le quantità enormi di deiezioni animali negli allevamenti intensivi non permettono più questo impiego.
Inoltre il letame degli allevamenti intensivi contiene elevate quantità di fosforo e azoto. Questi composti sono presenti nei mangimi industriali  gli animali però non li assorbono completamente e se non trattati inquinano più dei pesticidi.

Gli allevamenti producono anche pericolosi gas serra che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta. Metano, protossido d'azoto e anidride carbonica sono solo alcuni dei gas che vengono prodotti direttamente o indirettamente dagli allevamenti. Gli allevamenti producono l’80% delle emissioni totali dell’agricoltura, il 18% di tutte le emissioni di gas serra. Produrre un chilo di manzo equivale a produrre gas serra, potenzialmente responsabili del riscaldamento globale, pari a 36,4 kilogrammi di CO2,
che equivale alla CO2 emessa da un’automobilista medio europeo che percorre 250 chilometri.
Oppure potete vederla anche così: produrre 1 kg di carne di manzo equivale a tenere accesa una lampadina da 100w per 20 giorni.

La carne è buona, a molti piace, compreso a chi vi scrive. Ma il ciclo INTENSIVO e industriale della carne come lo conosciamo noi oggi è difficilmente sostenibile.
In particolare perché nella trasformazione dalle proteine vegetali in carne si perdono gigantesche quantità di proteine ed energia che servono a formare parti dell'animale che non vengono consumate dall'uomo (ossa, cartilagini, deiezioni).
Secondo l'economista statunitense Frances Moore Lappé ,  soltanto negli Usa, in un solo anno sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e di soia dalle quali sono stati ricavati solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.
Sono quindi andate perdute 124 milioni di tonnellate di preziosi alimenti vegetali che avrebbero assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra.
(Fonte: Frances Moore Lappé, “Diet for a small planet”, New York,Ballantine Books, 1982, pp.69-71).

E' sicuramente difficile eliminare la carne soprattutto dalla dieta occidentale, ma possiamo sicuramente cercare di consumare carne allevata con criteri non industriali.
Possiamo cercare di ridurre il nostro consumo generale di carne contribuendo al rispetto dell'ambiente.
Dobbiamo ricordarci  che i legumi (di cui l'Italia era una grande produttrice) hanno molte proteine che possono sostituire la carne e la loro coltivazione è molto più sostenibile, anche economicamente.

Per approfondire vi consigliamo:

giovedì 22 dicembre 2011

LA RUSSIA "SEMINA" PETROLIO

Nel giallo brillante della tundra al di fuori di questa città petrolifera nei pressi del Circolo Polare Artico, una macchia di greggio nera come la pece si estende verso l'orizzonte. E' un pozzo dismesso le cui viti arrugginite trasudano petrolio, viscoso come la marmellata.

Questo è il volto del paese del petrolio della Russia, una tentacolare, zona inospitale che dicono gli esperti rappresenta il peggior catastrofe ecologica di petrolio del mondo.

Gli ambientalisti stimano che almeno l'1 per cento della produzione annuale di petrolio della Russia, o 5 milioni di tonnellate, venga riversato ogni anno nell'ambiente.
Equivale circa ad un disastro simile alla Deepwater Horizon  ogni due mesi.
Infrastrutture fatiscenti e un clima rigido si combinano per dare vita al disastro ecologico del più grande produttore mondiale di petrolio, responsabile del 13 per cento della produzione mondiale.

Il petrolio, ostinatamente filtra attraverso le condutture arrugginite dei vecchi pozzi, contamina il suolo, uccide tutte le piante che crescono su di esso e distrugge gli habitat per i mammiferi e gli uccelli. Mezzo milione di tonnellate ogni anno, entrare in fiumi che sfociano nel Mar Glaciale Artico, il governo dice, sconvolgendo il delicato equilibrio ambientale in tali acque.

Fa parte di un retaggio della tragedia ambientale che ha afflitto la Russia ei paesi del suo ex impero sovietico per decenni, dagli orrori nucleare di Chernobyl in Ucraina per rifiuti chimici letali nella città russa di Dzerzhinsk e mulino inquinamento carta infiltrarsi in Siberia Lago Baikal , che detiene un quinto delle riserve mondiali di acqua dolce.

Le fuoriuscite di petrolio in Russia sono meno drammatiche di quelle nel Golfo del Messico o del Mare del Nord. Ma sono più numerose che in qualsiasi altra nazione produttrice di petrolio tra cui insurrezione-hit Nigeria, e combinati versare molto di più che in qualsiasi altra parte del mondo, dicono gli scienziati.

"Petrolio e prodotti petroliferi avere versato letteralmente ogni giorno", ha detto il Dott. Grigory Barenboim, ricercatore senior presso l'Accademia Russa di Istituto di Problemi Water Sciences '.

Non esistono dati duri sulla portata delle fuoriuscite di petrolio in Russia sono disponibili, ma Greenpeace stima che almeno 5 milioni di tonnellate di perdite ogni anno in un paese che produce circa 500 milioni di tonnellate all'anno.

Dr. Irina Ivshina, del governo-finanziato dall'Istituto dell'Ambiente e della genetica dei microrganismi, supporta i 5 milioni di tonnellate stima, così come il World Wildlife Fund.

Il dato deriva da due fonti: Russo ricerca finanziata dallo Stato che mostra 10-15 per cento di perdite di petrolio russo entra fiumi, e un 2010 rapporto commissionato dal Ministero delle Risorse Naturali che mostra quasi 500.000 tonnellate scivola nel nord fiumi russi ogni anno e il flusso nella regione artica.

La stima è considerata conservativa: il ministero russo dello Sviluppo Economico in una relazione dello scorso anno stimato perdite fino a 20 milioni di tonnellate all'anno.

Quel numero sorprendente, per i quali il ministero non offriva elaborazione, sembra essere basato in parte sul fatto perdite più piccole della Russia non vengono denunciati. Secondo la legge russa, perdite inferiori a 8 tonnellate sono classificate solo come "incidenti" e non comportano sanzioni.

Fuoriuscite di petrolio russo anche eludere il rilevamento perché la maggior parte accadere in vaste aree disabitate della tundra e conifere forestin nord, causata da tubi rotti o fuoriuscita dai pozzi dismessi.

Condizioni atmosferiche nelle province maggior parte del petrolio sono brutali, con temperature di routine cadere sotto meno 40 gradi Celsius (meno 40 Fahrenheit) in inverno. Che rende fragili e oleodotti facilmente rompersi meno che non siano regolarmente sostituiti e la loro condizione monitorata.

Chiesto da The Associated Press di commentare, il Ministero delle Risorse Naturali e il Ministero dell'Energia ha dichiarato di non avere dati sulle fuoriuscite di petrolio e di cui il ministero altro per ulteriori indagini.

Anche contando solo le 500.000 tonnellate ufficialmente segnalato per essere fuoriuscita nei fiumi del nord, ogni anno, la Russia è di gran lunga il peggior inquinatore di petrolio al mondo.

-Nigeria, che produce un quinto del petrolio tanto quanto la Russia, registrato 110.000 tonnellate versato nel 2009, gran parte di questo a causa di attacchi dei ribelli agli oleodotti.

-Gli Stati Uniti, il mondo il terzo più grande produttore di petrolio, registrato 341 rotture condotte nel 2010 - rispetto ai 18.000 della Russia - con 17.600 tonnellate di petrolio fuoriuscita di conseguenza, secondo il Dipartimento dei Trasporti statunitense. Sversamenti sono stati in media 14.900 tonnellate l'anno tra il 2001 e il 2010.

-Canada, che produce olio in condizioni meteorologiche difficili, come Russia, non vede nulla vicino a scala del disastro della Russia. Undici incidenti agli oleodotti sono stati segnalati al consiglio di Transport Canada di sicurezza lo scorso anno, mentre i resoconti dei media di perdite, fuoriuscite di considerevoli dimensioni che vanno da una piccola perdita nel cortile di un contadino, venuto per un totale di 7.700 tonnellate l'anno.

In Norvegia, il petrolio della Russia nord-occidentale vicino di casa, le fuoriuscite ammontano a circa 3.000 tonnellate all'anno negli anni scorsi, ha dichiarato Hanne Oeren Marie, capo della sezione di petrolio e gas al clima della Norvegia e Agenzia inquinamento.

Ora che le aziende russe si stanno muovendo verso l'Artico per sfruttare vaste, ma difficili da ottenere petrolio e le ricchezze di gas, riguarda la voce degli scienziati che la Russia le tecnologie superate e record di sicurezza scadente per fare un disastro ambientale potenziale c'è.

Gazpromneft, una sussidiaria di petrolio del gigante del gas Gazprom, si sta preparando per trivellare in mare Pechora dell'Artico, anche se gli ambientalisti lamentano che la piattaforma di perforazione è obsoleta e la società non è pronta a trattare con potenziali incidenti.

Scienziati del governo riconosce che la Russia attualmente non hanno la tecnologia necessaria per sviluppare campi Artico, ma dire che passeranno anni prima che il paese inizia effettivamente foratura.

"Dobbiamo iniziare il lavoro ora, fare l'esplorazione e lo sviluppo della tecnologia in modo che si sarebbe in grado di ... iniziare il pompaggio del petrolio dal Mar Artico a metà di questo secolo", Alexei Kontorovich, presidente del consiglio sulla geologia, l'olio e giacimenti di gas presso l'Accademia Russa delle Scienze, ha detto in una recente conferenza stampa.

Barenboim l'Accademia stessa ha detto, tuttavia, che la tecnologia russo sta sviluppando troppo lentamente per rendere più una scommessa sicura per le esplorazioni artiche.

"Negli ultimi anni, i rischi ambientali sono aumentati più rapidamente rispetto a quanto le nostre tecnologie, fondi, attrezzature e competenze per trattare con loro hanno avanzato", ha detto.

Nel 1994, la repubblica di Komi, dove Usinsk si trova 60 km (40 miglia) a sud del Circolo Polare Artico, divenne teatro di fuoriuscita di petrolio più grande della Russia, quando circa 100.000 tonnellate schizzato da una pipeline di invecchiamento.

Ha ucciso piante e animali, e inquinato fino a 40 chilometri (25 miglia) di due fiumi locali, uccidendo migliaia di pesci. Nei villaggi più colpiti, le malattie respiratorie sono aumentate di circa il 28 per cento l'anno successivo la perdita.

Visto da un elicottero, l'area di produzione del petrolio è costellata di nero come la pece stagni. Perdite fresca sono facili da trovare, una volta si entra nella tundra a nord di Usinsk. Di individuare una perdita, trovare un albero morente. Abeti con pendenti grigio, rami secchi guardare come se bruciata da un incendio. Stanno crescendo insoil inquinata dal petrolio.

Usinsk portavoce Tatyana Khimichuk ha detto l'amministrazione comunale aveva alcun potere di influenzare le operazioni delle compagnie petrolifere.

"Tutto ciò che accade nei giacimenti petroliferi è responsabilità Lukoil", ha detto, riferendosi alla seconda compagnia petrolifera russa, che possiede una rete di oleodotti nella regione.

Komi I funzionari di protezione ambientale anche accusato le compagnie petrolifere. L'ufficio del procuratore locale ha detto in un rapporto di quest'anno che il problema principale è "che le aziende che gli idrocarburi estratti concentrarsi sul fare profitti piuttosto che come utilizzare razionalmente le risorse."

Valery Bratenkov lavora come caporeparto in giacimenti petroliferi al di fuori Usinsk.

Dopo ore, è con un gruppo ambientalista locale. Bratenkov usato per indicare ai suoi capi Lukoil che il petrolio fuoriuscite abitualmente accade sotto il loro naso e ha chiesto loro di riparare le condutture. "Erano offeso e ha detto che costa troppo", ha detto.

Gli attivisti come Bratenkov è difficile se non impossibile, tenere le autorità per conto della zona dal momento che alcuni 90 per cento della popolazione locale comprende i lavoratori del petrolio e le loro famiglie che si sono trasferiti da altre regioni della Russia, e dipendono dal settore per il loro sostentamento.

Rappresentanti di Lukoil smentito che cercano di nascondere le fuoriuscite e perdite, e disse che non più di 2,7 tonnellate trapelato lo scorso anno dalle sue zone di produzione in Komi.

Ivan Blokov, direttore della campagna di Greenpeace Russia, che studia le fuoriuscite di petrolio, ha detto che la situazione in Komi viene replicata in tutta la Russia regioni produttrici di petrolio, che si estendono dal Mar Nero a sud-ovest al confine con la Cina in Estremo Oriente della Russia.

"Sta succedendo ovunque", ha detto Blokov. "E 'tipico di qualsiasi campo petrolifero in Russia. Il sistema è vecchio e non è stata sostituita nel tempo da qualsiasi compagnia petrolifera del paese."

Ciò che preoccupa anche gli scienziati e gli ambientalisti è che le fuoriuscite di petrolio non sono confinate ai campi abbandonati o invecchiamento. Allarmante, gli incidenti accadono al marchio nuovi gasdotti, ha detto Barenboim.

Almeno 400 tonnellate trapelato da un nuovo gasdotto in due incidenti distinti nel corso dell'anno scorso Estremo Oriente della Russia, secondo i resoconti dei media e delle compagnie petrolifere. Transneft pipeline che porta il petrolio russo dalla Siberia orientale alla Cina è stato messo in funzione solo pochi mesi prima che i due sversamenti successo.

L'industria petrolifera di Komi è stato minando la natura per decenni, uccidendo o costringendo le renne e pesce. Gli abitanti del posto come il 63-anni Bratenkov paura che quando le foglie grandi olio, ci saranno solo terreno avvelenato lasciato nella sua scia.

"La pesca, la caccia - è tutto finito", ha detto Bratenkov.

Fonte Associated Press

giovedì 15 dicembre 2011

BIOCARBURANTI DALLE ALGHE

Sembra che finalmente si stiano sperimentando seriamente biocarburanti (o biofuels) ricavati da prodotti biologici che non derivino da prodotti alimentari.

Il grande problema dei bicarburanti come il biodiesel o il bioetanolo è infatti che vengono solitamente ottenuti da prodotti che normalmente si utilizzano per l'alimentazione umana oppure la materia prima viene coltivata su terreni sottratti alle colture alimentari facendo sorgere gravi problemi etici.

Se i biocarburanti sono sicuramente un'oppurtunità per l'ecologia e la salvaguardia della natura è anche vero che non possono entrare in conflitto con il bisogno di cibo dell'umanità. Una speranza concreta sembra arrivare dalle alghe


L'Europa ha infatti recentemente lanciato un nuovo progetto di ricerca (l'EnAlgae) sui biocombustibili di III generazione. Quattro anni e 14 milioni di euro per produrre e distribuire i biocarburanti derivati dalle alghe.

Aziende come la http://greenfuels.co.uk/ stanno lavorando per la messa a punto delle coltivazioni di alghe in spazi delimitati per la produzione di biocarburanti.

Mentre la marina militare statunitense e l'Azienda danese Maersk hanno messo a punto un biocarburante derivato dalle alghe per navi merci ed effettueranno un viaggio prova lungo 6.500 miglia nautiche con lo scopo di testare le prestazioni del biocarburante nei viaggi commerciali.

Lo scoglio principale per l'uso su larga scala di questi biocarburanti è ancora il costo ma la ricerca sta cercando di sviluppare nuovi metodi per aumentare la produzione ed entrare nella commercializzazione con un prezzo competitivo.

Il potenziale di sviluppo di questi biocarburanti è altissimo anche perchè il processo di produzione del biocarburante dalle alghe è molto simile alle tecnologie tradizionali utilizzate per altri biocarburanti già utilizzati.

Inoltre le alghe possono crescere e riprodursi in ambienti inutilizzabili dall'uomo come le acque reflue o salmastre.

Alcuni studiosi stimano tra i 1.000 e i 20.000 litri di biocarburante la resa possibile per ettaro coltivato, ovviamente in base anche alla specie di alga coltivata.
Qualcuno sostiene che i soli Stati Uniti potrebbero produrre abbastanza alghe per sostituire il petrolio e lasciare all’agricoltura ancora 180 milioni di ettari di terreni per uso alimentare.

Quindi le alghe rappresentano una grande promessa per l'ecologia e la natura vedremo se la ricerca porterà i risultati sperati.

venerdì 9 dicembre 2011

L'AUTO ELETTRICA

L'auto elettrica è un'automobile che per muoversi utilizza l'energia elettrica immagazzinata in delle batterie o accumulatori.

Con la nuova manovra del Governo Monti il prezzo del gasolio è schizzato a più di 1,65 euro al litro. L'auto elettrica diventa quindi un'opportunità non riservata solo più ai ricchi o agli ecologisti ma anche alle persone comuni.


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By Tieum512 (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

L'auto elettrica fu tra i primi veicoli a motore ad essere inventata. I primi modelli infatti risalgono agli anni '30 dell'ottocento e nel 1899 un'auto elettrica fu il primo veicolo a motore a superare i 100 km orari.
Nel corso degli anni però il mercato si concentrò sui veicoli a combustione interna che utilizzavano idrocarburi a scapito dell'auto elettrica.


Il 2012 potrebbe essere l'anno della svolta nella produzione di veicoli elettrici in tutto il mondo. Molte case automobilistiche hanno presentato o si apprestano a presentare nuovi modelli di macchine pensate per rispettare l'ecologia e la natura.
Alcuni esempi sono la Peugeot iOn, la Mitsubishi iMiEV,  e la Citroën C-Zero, tra quelle che devono ancora essere presentate ci sono,  la Nissan Leaf, le Renault Kangoo Ze e Fluence Ze, la Smart Ed.
Come si vede i paesi più innovativi per le auto elettriche sono Francia e Germania dove sono già presenti forti incentivi per le auto ecologiche.

I vantaggi maggiori dell'auto elettrica si esprimono al meglio in città, dove non vengono richieste alte velocità di punta ma brillantezza, silenziosità e nessuna emissione. I motori elettrici hanno inoltre molta più coppia ed accelerazione da zero rispetto ad una macchina a benzina.
Gli ultimi modelli di auto elettrica strizzano l'occhio anche alle vetture ammiraglie e sportive.
Sul nostro blog ecologia-natura.blogspot.com abbiamo già parlato della TESLA l'auto elettrica prodotta dal magnate ELON MUSK che non relega il concetto di auto elettrica solamente ad una utilitaria cittadina ma lo innalza a veicolo sportivo con prestazioni eccezionali.

Un problema ancora irrisolto, che riduce la diffusione delle auto elettriche è quello della rete di rifornimento.
E' molto difficile trovare un colonnina per il rifornimento di energia elettrica, anche se potrebbe essere il business ecologico e verde del futuro, magari abbinando un impianto fotovoltaico al "distributore" di corrente.


Il cuore della macchina elettrica sono sicuramente le batterie o accumulatori. Anche in questo caso l'innovazione della tecnologia sta creando batterie sempre più performanti che danno un'autonomia fino a 600 o 800 km, quindi molto vicina a quella di un serbatoio di gasolio tradizionale.
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By Gereon Meyer (Eigenes Werk) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-SA-3.0-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
In effetti il problema più grande per l'ecologia inerente i veicoli elettrici riguarda lo smaltimento delle batterie.
Alcune case costruttrici (Toyota) hanno ottenuto una durata della batteria di 160.000 km (praticamente la vita di un'auto) al termine del ciclo di utilizzo delle batterie dovrà però essere implementato un sistema di recupero e riciclo efficiente degli accumulatori che consenta di recuperare le batterie in modo ecologico e rispettoso della natura.


Le auto elettriche danno degli indubbi vantaggi per l'aria per l'aria che respiriamo, non bruciando ossigeno come il motore a scoppio. Ma soprattutto non producono emissioni inquinanti di CO, CO2, NOx, idrocarburi incombusti e particolato (almeno nel luogo dove funzionano, discorso diverso se l'elettricità viene prodotta con idrocarburi, si veda oltre)

I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25-28%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un'efficienza del 90%.
Ma se consideriamo che generalmente l'energia elettrica viene prodotta partendo comunque da idrocarburi l'efficienza del motore elettrico può essere calcolato in un 50%. (Fonte Wikipedia)
Quindi i veicoli elettrici sono COMUNQUE PIU' EFFICIENTI rispetto ai motori a combustione interna.

La vera scommessa per il futuro sarà quindi quella di produrre energia da fonti completamente rinnovabili come il fotovoltaico, l'idroelettrico e l'eolico in modo da avvicinare sempre più l'efficienza dell'auto elettrica a quel teorico 90%.

LEGGERE SULL'AUTO ELETTRICA:

mercoledì 7 dicembre 2011

AZIONE GREENPEACE DAVANTI PALAZZO CHIGI

Greenpeace ha messo inscena un'azione dimostrativa nei giorni scorsi davanti alla sede del Governo italiano per sensibilizzare l'opinione pubblica sui cambiamenti climatici e sulla conferenza sul clima a Durban che si tiene proprio in questi giorni nella cittadina sudafricana.

Nel video qui sotto due attori prendono in giro i politici di professione che ignorano i temi dell'ecologia e parlano solo di quello che vogliono loro.

sabato 3 dicembre 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

La raccolta differenziata dei rifiuti è quel processo per cui si dividono le varie tipologie di rifiuto solido urbano (RSU) per poi indirizzarli alle diverse modalità di smaltimento. E' un processo sempre più necessario per l'ecologia e il rispetto della natura ma anche per la vivibilità delle nostre città. Le immagini dei rifiuti di Napoli hanno fatto il giro del mondo.

I paesi che per primi introdussero la raccolta differenziata furono i paesi del nord Europa già dagli anni settanta. Ma in Italia solo negli ultimi dieci anni si è cercato di implementare seriamente la raccolta differenziata e con risultati non omogenei sul territorio.

La raccolta differenziata chiama in causa principalmente la coscienza dei cittadini che si devono impegnare in prima persona a differenziare i rifiuti già nelle loro case per ottenere buoni risultati di raccolta.
I sistemi di raccolta differenziata sono sostanzialmente 2:
- RACCOLTA IN STRADA con i diversi cassonetti di colore differente. Ultimemente sono stoti creati in molti paesi gli ecopunti per razionalizzare la raccolta in strada.
- RACCOLTA PORTA A PORTA Non sono i cittadini a portare i rifiuti nei cassonetti, ma sono gli incaricati del servizio che passano a domicilio a ritirarli. Per facilitare le operazioni, vengono spesso forniti alle famiglie bidoni o bidoncini. Generalmente utilizzata nelle città permette un notevole aumento dei risultati ma anche dei costi.

Se si vuole ridurre il volume delle discariche diminuendo il riciclaggio, la raccolta differenziata è l'unica soluzione per selezionare i tipi di rifiuti e reintrodurli nel ciclo produttivo.

Oggi la raccolta differenziata sta diventando un'esigenza sempre più impellente che deve però essere affiancata da sistemi di smaltimento (discarica, compostaggio, inceneritore,ecc...) efficienti altrimenti è priva di senso e si trasforma in maggiori costi per la società.