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giovedì 29 dicembre 2011

LA BIOBATTERIA DELLA SONY

Finalmente una soluzione per diminuire l'impatto ambientale di tutti gli aggeggi elettronici che ci portiamo addosso.

Negli ultimi anni abbiamo moltiplicato l'utilizzo delle batterie dagli smartphone, ai portatili ai giochi per i bambini. Ma le batterie tradizionali sono molto inquinanti per i materiali che li compongono.

Anche nel nostro articolo sull'auto elettrica mettevamo inevidenza come uno dei punti più inquinanti di queste macchine verdi siano le batterie.

Ma una soluzione sembra profilarsi all'orizzonte la prima batteria green della storia la biobatteria ha visto la luce nei laboratori giapponesi della Sony.

Gli ingredienti sono molto semplici: carta riciclata, enzimi e acqua.

In occasione della fiera “Eco-Products” di Tokyo, la multinazionale Sony ha utilizzato la biobatteria per il funzionamento di un piccola ventola.

Chisato Kitsukawa, responsabile di pubbliche relazioni di Sony, ha spiegato ai giornalisti che la tecnologia biologica e chimica che sta dietro alla biobatteria «è la stessa con cui le termiti mangiano il legno per ottenere energia».

Gli enzimi nella biobatteria rompono le catene di glucosio generando in questo modo elettroni quindi elettricità.

Ad essere sincero la grande scoperta della Sony mi ricorda molto il gioco che facevamo da bambini accendendo una lampadina con un limone....

Tra gli altri esperimenti gli scienziati della Sony sono stati in grado di trasformare l'energia fornita dal glucosio anche in elettricità sufficiente per alimentare un lettore MP3.

La biobatteria della Sony dovrebbe misurare 3,9 centimetri e produrre circa 50 milliwatt di energia. La biobatteria è completamente biodegradabile e non inquinante.

Per il momento la biobatteria non è ancora competitiva, la potenza che è in grado di produrre è ancora troppo bassa ma la ricerca si sta muovendo in questa direzione e la Sony è un colosso che può investire parecchi soldi in ricerca, quindi speriamo di vedere presto le batterie verdi all'opera.

martedì 27 dicembre 2011

MANGIARE CARNE INQUINA L'AMBIENTE

Si parla molto di protezione dell'ambiente e di ecologia, ma cosa possiamo fare noi, quotidianamente per rispettare la natura?

 Il risparmio energetico è una buona pratica che tutti dovrebbero seguire ma anche a tavola possiamo aiutare a proteggere l'ambiente.

Uno dei nemici più grandi per l'ecologia proviene da quello che mangiamo tutti i giorni.
La produzione di carne ha un grande impatto ambientale soprattutto sui cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo sempre più la vita di intere popolazioni.

Gli allevamenti intensivi infatti hanno gravi ripercussioni sull'ecosistema globale. L'aspetto più preoccupante è che la metà delle terre fertili viene utilizzato per produrre legumi e foraggio per nutrire gli animali d'allevamento, le foreste vengono abbattute per creare nuovi pascoli e nuovi campi per l'alimentazione animale.

 Lo scopo degli allevamenti intensivi è produrre PIU' carne a costi sempre minori.
Per i nostri nonni, e le generazioni precedenti infatti la carne era un lusso che si potevano permettere solo una volta ogni tanto. Dal secondo dopoguerra in poi invece la carne è diventato un bene di consumo di massa e i costi si sono abbassati notevolmente alimentando ancora di più i consumi, in una paurosa spirale consumistica. Basti pensare che ogni italiano consuma oggi quasi 100 kg di carne all'anno!
Qualcuno ha calcolato che per ogni hamburger importato dall'America vengono abbattuti e trasformati a pascolo circa sei metri quadrati di foresta.
Oltre al consumo del suolo diretto, questi terreni perdono lo strato fertile in breve tempo e diventano soggetti alla desertificazione.

Uno dei problemi maggiori per l'ecologia legato all'allevamento è il consumo di acqua.
Il 70% di tutta l’acqua utilizzata sulla terra viene consumato per gli allevamenti e per la coltivazione dei prodotti destinati agli animali. Per ogni chilo di carne di manzo si consumano addirittura 15 mila litri di acqua, nonostante molte persone nel mondo muoiano di sete.

Altro grosso problema degli allevamenti intensivi sono le deiezioni animali. In passato le piccole aziende agricole utilizzavano il letame per concimare i campi, reintroducendolo nel normale ciclo della natura. Ma le quantità enormi di deiezioni animali negli allevamenti intensivi non permettono più questo impiego.
Inoltre il letame degli allevamenti intensivi contiene elevate quantità di fosforo e azoto. Questi composti sono presenti nei mangimi industriali  gli animali però non li assorbono completamente e se non trattati inquinano più dei pesticidi.

Gli allevamenti producono anche pericolosi gas serra che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta. Metano, protossido d'azoto e anidride carbonica sono solo alcuni dei gas che vengono prodotti direttamente o indirettamente dagli allevamenti. Gli allevamenti producono l’80% delle emissioni totali dell’agricoltura, il 18% di tutte le emissioni di gas serra. Produrre un chilo di manzo equivale a produrre gas serra, potenzialmente responsabili del riscaldamento globale, pari a 36,4 kilogrammi di CO2,
che equivale alla CO2 emessa da un’automobilista medio europeo che percorre 250 chilometri.
Oppure potete vederla anche così: produrre 1 kg di carne di manzo equivale a tenere accesa una lampadina da 100w per 20 giorni.

La carne è buona, a molti piace, compreso a chi vi scrive. Ma il ciclo INTENSIVO e industriale della carne come lo conosciamo noi oggi è difficilmente sostenibile.
In particolare perché nella trasformazione dalle proteine vegetali in carne si perdono gigantesche quantità di proteine ed energia che servono a formare parti dell'animale che non vengono consumate dall'uomo (ossa, cartilagini, deiezioni).
Secondo l'economista statunitense Frances Moore Lappé ,  soltanto negli Usa, in un solo anno sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e di soia dalle quali sono stati ricavati solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.
Sono quindi andate perdute 124 milioni di tonnellate di preziosi alimenti vegetali che avrebbero assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra.
(Fonte: Frances Moore Lappé, “Diet for a small planet”, New York,Ballantine Books, 1982, pp.69-71).

E' sicuramente difficile eliminare la carne soprattutto dalla dieta occidentale, ma possiamo sicuramente cercare di consumare carne allevata con criteri non industriali.
Possiamo cercare di ridurre il nostro consumo generale di carne contribuendo al rispetto dell'ambiente.
Dobbiamo ricordarci  che i legumi (di cui l'Italia era una grande produttrice) hanno molte proteine che possono sostituire la carne e la loro coltivazione è molto più sostenibile, anche economicamente.

Per approfondire vi consigliamo:

giovedì 22 dicembre 2011

LA RUSSIA "SEMINA" PETROLIO

Nel giallo brillante della tundra al di fuori di questa città petrolifera nei pressi del Circolo Polare Artico, una macchia di greggio nera come la pece si estende verso l'orizzonte. E' un pozzo dismesso le cui viti arrugginite trasudano petrolio, viscoso come la marmellata.

Questo è il volto del paese del petrolio della Russia, una tentacolare, zona inospitale che dicono gli esperti rappresenta il peggior catastrofe ecologica di petrolio del mondo.

Gli ambientalisti stimano che almeno l'1 per cento della produzione annuale di petrolio della Russia, o 5 milioni di tonnellate, venga riversato ogni anno nell'ambiente.
Equivale circa ad un disastro simile alla Deepwater Horizon  ogni due mesi.
Infrastrutture fatiscenti e un clima rigido si combinano per dare vita al disastro ecologico del più grande produttore mondiale di petrolio, responsabile del 13 per cento della produzione mondiale.

Il petrolio, ostinatamente filtra attraverso le condutture arrugginite dei vecchi pozzi, contamina il suolo, uccide tutte le piante che crescono su di esso e distrugge gli habitat per i mammiferi e gli uccelli. Mezzo milione di tonnellate ogni anno, entrare in fiumi che sfociano nel Mar Glaciale Artico, il governo dice, sconvolgendo il delicato equilibrio ambientale in tali acque.

Fa parte di un retaggio della tragedia ambientale che ha afflitto la Russia ei paesi del suo ex impero sovietico per decenni, dagli orrori nucleare di Chernobyl in Ucraina per rifiuti chimici letali nella città russa di Dzerzhinsk e mulino inquinamento carta infiltrarsi in Siberia Lago Baikal , che detiene un quinto delle riserve mondiali di acqua dolce.

Le fuoriuscite di petrolio in Russia sono meno drammatiche di quelle nel Golfo del Messico o del Mare del Nord. Ma sono più numerose che in qualsiasi altra nazione produttrice di petrolio tra cui insurrezione-hit Nigeria, e combinati versare molto di più che in qualsiasi altra parte del mondo, dicono gli scienziati.

"Petrolio e prodotti petroliferi avere versato letteralmente ogni giorno", ha detto il Dott. Grigory Barenboim, ricercatore senior presso l'Accademia Russa di Istituto di Problemi Water Sciences '.

Non esistono dati duri sulla portata delle fuoriuscite di petrolio in Russia sono disponibili, ma Greenpeace stima che almeno 5 milioni di tonnellate di perdite ogni anno in un paese che produce circa 500 milioni di tonnellate all'anno.

Dr. Irina Ivshina, del governo-finanziato dall'Istituto dell'Ambiente e della genetica dei microrganismi, supporta i 5 milioni di tonnellate stima, così come il World Wildlife Fund.

Il dato deriva da due fonti: Russo ricerca finanziata dallo Stato che mostra 10-15 per cento di perdite di petrolio russo entra fiumi, e un 2010 rapporto commissionato dal Ministero delle Risorse Naturali che mostra quasi 500.000 tonnellate scivola nel nord fiumi russi ogni anno e il flusso nella regione artica.

La stima è considerata conservativa: il ministero russo dello Sviluppo Economico in una relazione dello scorso anno stimato perdite fino a 20 milioni di tonnellate all'anno.

Quel numero sorprendente, per i quali il ministero non offriva elaborazione, sembra essere basato in parte sul fatto perdite più piccole della Russia non vengono denunciati. Secondo la legge russa, perdite inferiori a 8 tonnellate sono classificate solo come "incidenti" e non comportano sanzioni.

Fuoriuscite di petrolio russo anche eludere il rilevamento perché la maggior parte accadere in vaste aree disabitate della tundra e conifere forestin nord, causata da tubi rotti o fuoriuscita dai pozzi dismessi.

Condizioni atmosferiche nelle province maggior parte del petrolio sono brutali, con temperature di routine cadere sotto meno 40 gradi Celsius (meno 40 Fahrenheit) in inverno. Che rende fragili e oleodotti facilmente rompersi meno che non siano regolarmente sostituiti e la loro condizione monitorata.

Chiesto da The Associated Press di commentare, il Ministero delle Risorse Naturali e il Ministero dell'Energia ha dichiarato di non avere dati sulle fuoriuscite di petrolio e di cui il ministero altro per ulteriori indagini.

Anche contando solo le 500.000 tonnellate ufficialmente segnalato per essere fuoriuscita nei fiumi del nord, ogni anno, la Russia è di gran lunga il peggior inquinatore di petrolio al mondo.

-Nigeria, che produce un quinto del petrolio tanto quanto la Russia, registrato 110.000 tonnellate versato nel 2009, gran parte di questo a causa di attacchi dei ribelli agli oleodotti.

-Gli Stati Uniti, il mondo il terzo più grande produttore di petrolio, registrato 341 rotture condotte nel 2010 - rispetto ai 18.000 della Russia - con 17.600 tonnellate di petrolio fuoriuscita di conseguenza, secondo il Dipartimento dei Trasporti statunitense. Sversamenti sono stati in media 14.900 tonnellate l'anno tra il 2001 e il 2010.

-Canada, che produce olio in condizioni meteorologiche difficili, come Russia, non vede nulla vicino a scala del disastro della Russia. Undici incidenti agli oleodotti sono stati segnalati al consiglio di Transport Canada di sicurezza lo scorso anno, mentre i resoconti dei media di perdite, fuoriuscite di considerevoli dimensioni che vanno da una piccola perdita nel cortile di un contadino, venuto per un totale di 7.700 tonnellate l'anno.

In Norvegia, il petrolio della Russia nord-occidentale vicino di casa, le fuoriuscite ammontano a circa 3.000 tonnellate all'anno negli anni scorsi, ha dichiarato Hanne Oeren Marie, capo della sezione di petrolio e gas al clima della Norvegia e Agenzia inquinamento.

Ora che le aziende russe si stanno muovendo verso l'Artico per sfruttare vaste, ma difficili da ottenere petrolio e le ricchezze di gas, riguarda la voce degli scienziati che la Russia le tecnologie superate e record di sicurezza scadente per fare un disastro ambientale potenziale c'è.

Gazpromneft, una sussidiaria di petrolio del gigante del gas Gazprom, si sta preparando per trivellare in mare Pechora dell'Artico, anche se gli ambientalisti lamentano che la piattaforma di perforazione è obsoleta e la società non è pronta a trattare con potenziali incidenti.

Scienziati del governo riconosce che la Russia attualmente non hanno la tecnologia necessaria per sviluppare campi Artico, ma dire che passeranno anni prima che il paese inizia effettivamente foratura.

"Dobbiamo iniziare il lavoro ora, fare l'esplorazione e lo sviluppo della tecnologia in modo che si sarebbe in grado di ... iniziare il pompaggio del petrolio dal Mar Artico a metà di questo secolo", Alexei Kontorovich, presidente del consiglio sulla geologia, l'olio e giacimenti di gas presso l'Accademia Russa delle Scienze, ha detto in una recente conferenza stampa.

Barenboim l'Accademia stessa ha detto, tuttavia, che la tecnologia russo sta sviluppando troppo lentamente per rendere più una scommessa sicura per le esplorazioni artiche.

"Negli ultimi anni, i rischi ambientali sono aumentati più rapidamente rispetto a quanto le nostre tecnologie, fondi, attrezzature e competenze per trattare con loro hanno avanzato", ha detto.

Nel 1994, la repubblica di Komi, dove Usinsk si trova 60 km (40 miglia) a sud del Circolo Polare Artico, divenne teatro di fuoriuscita di petrolio più grande della Russia, quando circa 100.000 tonnellate schizzato da una pipeline di invecchiamento.

Ha ucciso piante e animali, e inquinato fino a 40 chilometri (25 miglia) di due fiumi locali, uccidendo migliaia di pesci. Nei villaggi più colpiti, le malattie respiratorie sono aumentate di circa il 28 per cento l'anno successivo la perdita.

Visto da un elicottero, l'area di produzione del petrolio è costellata di nero come la pece stagni. Perdite fresca sono facili da trovare, una volta si entra nella tundra a nord di Usinsk. Di individuare una perdita, trovare un albero morente. Abeti con pendenti grigio, rami secchi guardare come se bruciata da un incendio. Stanno crescendo insoil inquinata dal petrolio.

Usinsk portavoce Tatyana Khimichuk ha detto l'amministrazione comunale aveva alcun potere di influenzare le operazioni delle compagnie petrolifere.

"Tutto ciò che accade nei giacimenti petroliferi è responsabilità Lukoil", ha detto, riferendosi alla seconda compagnia petrolifera russa, che possiede una rete di oleodotti nella regione.

Komi I funzionari di protezione ambientale anche accusato le compagnie petrolifere. L'ufficio del procuratore locale ha detto in un rapporto di quest'anno che il problema principale è "che le aziende che gli idrocarburi estratti concentrarsi sul fare profitti piuttosto che come utilizzare razionalmente le risorse."

Valery Bratenkov lavora come caporeparto in giacimenti petroliferi al di fuori Usinsk.

Dopo ore, è con un gruppo ambientalista locale. Bratenkov usato per indicare ai suoi capi Lukoil che il petrolio fuoriuscite abitualmente accade sotto il loro naso e ha chiesto loro di riparare le condutture. "Erano offeso e ha detto che costa troppo", ha detto.

Gli attivisti come Bratenkov è difficile se non impossibile, tenere le autorità per conto della zona dal momento che alcuni 90 per cento della popolazione locale comprende i lavoratori del petrolio e le loro famiglie che si sono trasferiti da altre regioni della Russia, e dipendono dal settore per il loro sostentamento.

Rappresentanti di Lukoil smentito che cercano di nascondere le fuoriuscite e perdite, e disse che non più di 2,7 tonnellate trapelato lo scorso anno dalle sue zone di produzione in Komi.

Ivan Blokov, direttore della campagna di Greenpeace Russia, che studia le fuoriuscite di petrolio, ha detto che la situazione in Komi viene replicata in tutta la Russia regioni produttrici di petrolio, che si estendono dal Mar Nero a sud-ovest al confine con la Cina in Estremo Oriente della Russia.

"Sta succedendo ovunque", ha detto Blokov. "E 'tipico di qualsiasi campo petrolifero in Russia. Il sistema è vecchio e non è stata sostituita nel tempo da qualsiasi compagnia petrolifera del paese."

Ciò che preoccupa anche gli scienziati e gli ambientalisti è che le fuoriuscite di petrolio non sono confinate ai campi abbandonati o invecchiamento. Allarmante, gli incidenti accadono al marchio nuovi gasdotti, ha detto Barenboim.

Almeno 400 tonnellate trapelato da un nuovo gasdotto in due incidenti distinti nel corso dell'anno scorso Estremo Oriente della Russia, secondo i resoconti dei media e delle compagnie petrolifere. Transneft pipeline che porta il petrolio russo dalla Siberia orientale alla Cina è stato messo in funzione solo pochi mesi prima che i due sversamenti successo.

L'industria petrolifera di Komi è stato minando la natura per decenni, uccidendo o costringendo le renne e pesce. Gli abitanti del posto come il 63-anni Bratenkov paura che quando le foglie grandi olio, ci saranno solo terreno avvelenato lasciato nella sua scia.

"La pesca, la caccia - è tutto finito", ha detto Bratenkov.

Fonte Associated Press

giovedì 15 dicembre 2011

BIOCARBURANTI DALLE ALGHE

Sembra che finalmente si stiano sperimentando seriamente biocarburanti (o biofuels) ricavati da prodotti biologici che non derivino da prodotti alimentari.

Il grande problema dei bicarburanti come il biodiesel o il bioetanolo è infatti che vengono solitamente ottenuti da prodotti che normalmente si utilizzano per l'alimentazione umana oppure la materia prima viene coltivata su terreni sottratti alle colture alimentari facendo sorgere gravi problemi etici.

Se i biocarburanti sono sicuramente un'oppurtunità per l'ecologia e la salvaguardia della natura è anche vero che non possono entrare in conflitto con il bisogno di cibo dell'umanità. Una speranza concreta sembra arrivare dalle alghe


L'Europa ha infatti recentemente lanciato un nuovo progetto di ricerca (l'EnAlgae) sui biocombustibili di III generazione. Quattro anni e 14 milioni di euro per produrre e distribuire i biocarburanti derivati dalle alghe.

Aziende come la http://greenfuels.co.uk/ stanno lavorando per la messa a punto delle coltivazioni di alghe in spazi delimitati per la produzione di biocarburanti.

Mentre la marina militare statunitense e l'Azienda danese Maersk hanno messo a punto un biocarburante derivato dalle alghe per navi merci ed effettueranno un viaggio prova lungo 6.500 miglia nautiche con lo scopo di testare le prestazioni del biocarburante nei viaggi commerciali.

Lo scoglio principale per l'uso su larga scala di questi biocarburanti è ancora il costo ma la ricerca sta cercando di sviluppare nuovi metodi per aumentare la produzione ed entrare nella commercializzazione con un prezzo competitivo.

Il potenziale di sviluppo di questi biocarburanti è altissimo anche perchè il processo di produzione del biocarburante dalle alghe è molto simile alle tecnologie tradizionali utilizzate per altri biocarburanti già utilizzati.

Inoltre le alghe possono crescere e riprodursi in ambienti inutilizzabili dall'uomo come le acque reflue o salmastre.

Alcuni studiosi stimano tra i 1.000 e i 20.000 litri di biocarburante la resa possibile per ettaro coltivato, ovviamente in base anche alla specie di alga coltivata.
Qualcuno sostiene che i soli Stati Uniti potrebbero produrre abbastanza alghe per sostituire il petrolio e lasciare all’agricoltura ancora 180 milioni di ettari di terreni per uso alimentare.

Quindi le alghe rappresentano una grande promessa per l'ecologia e la natura vedremo se la ricerca porterà i risultati sperati.

venerdì 9 dicembre 2011

L'AUTO ELETTRICA

L'auto elettrica è un'automobile che per muoversi utilizza l'energia elettrica immagazzinata in delle batterie o accumulatori.

Con la nuova manovra del Governo Monti il prezzo del gasolio è schizzato a più di 1,65 euro al litro. L'auto elettrica diventa quindi un'opportunità non riservata solo più ai ricchi o agli ecologisti ma anche alle persone comuni.


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By Tieum512 (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

L'auto elettrica fu tra i primi veicoli a motore ad essere inventata. I primi modelli infatti risalgono agli anni '30 dell'ottocento e nel 1899 un'auto elettrica fu il primo veicolo a motore a superare i 100 km orari.
Nel corso degli anni però il mercato si concentrò sui veicoli a combustione interna che utilizzavano idrocarburi a scapito dell'auto elettrica.


Il 2012 potrebbe essere l'anno della svolta nella produzione di veicoli elettrici in tutto il mondo. Molte case automobilistiche hanno presentato o si apprestano a presentare nuovi modelli di macchine pensate per rispettare l'ecologia e la natura.
Alcuni esempi sono la Peugeot iOn, la Mitsubishi iMiEV,  e la Citroën C-Zero, tra quelle che devono ancora essere presentate ci sono,  la Nissan Leaf, le Renault Kangoo Ze e Fluence Ze, la Smart Ed.
Come si vede i paesi più innovativi per le auto elettriche sono Francia e Germania dove sono già presenti forti incentivi per le auto ecologiche.

I vantaggi maggiori dell'auto elettrica si esprimono al meglio in città, dove non vengono richieste alte velocità di punta ma brillantezza, silenziosità e nessuna emissione. I motori elettrici hanno inoltre molta più coppia ed accelerazione da zero rispetto ad una macchina a benzina.
Gli ultimi modelli di auto elettrica strizzano l'occhio anche alle vetture ammiraglie e sportive.
Sul nostro blog ecologia-natura.blogspot.com abbiamo già parlato della TESLA l'auto elettrica prodotta dal magnate ELON MUSK che non relega il concetto di auto elettrica solamente ad una utilitaria cittadina ma lo innalza a veicolo sportivo con prestazioni eccezionali.

Un problema ancora irrisolto, che riduce la diffusione delle auto elettriche è quello della rete di rifornimento.
E' molto difficile trovare un colonnina per il rifornimento di energia elettrica, anche se potrebbe essere il business ecologico e verde del futuro, magari abbinando un impianto fotovoltaico al "distributore" di corrente.


Il cuore della macchina elettrica sono sicuramente le batterie o accumulatori. Anche in questo caso l'innovazione della tecnologia sta creando batterie sempre più performanti che danno un'autonomia fino a 600 o 800 km, quindi molto vicina a quella di un serbatoio di gasolio tradizionale.
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By Gereon Meyer (Eigenes Werk) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-SA-3.0-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
In effetti il problema più grande per l'ecologia inerente i veicoli elettrici riguarda lo smaltimento delle batterie.
Alcune case costruttrici (Toyota) hanno ottenuto una durata della batteria di 160.000 km (praticamente la vita di un'auto) al termine del ciclo di utilizzo delle batterie dovrà però essere implementato un sistema di recupero e riciclo efficiente degli accumulatori che consenta di recuperare le batterie in modo ecologico e rispettoso della natura.


Le auto elettriche danno degli indubbi vantaggi per l'aria per l'aria che respiriamo, non bruciando ossigeno come il motore a scoppio. Ma soprattutto non producono emissioni inquinanti di CO, CO2, NOx, idrocarburi incombusti e particolato (almeno nel luogo dove funzionano, discorso diverso se l'elettricità viene prodotta con idrocarburi, si veda oltre)

I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25-28%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un'efficienza del 90%.
Ma se consideriamo che generalmente l'energia elettrica viene prodotta partendo comunque da idrocarburi l'efficienza del motore elettrico può essere calcolato in un 50%. (Fonte Wikipedia)
Quindi i veicoli elettrici sono COMUNQUE PIU' EFFICIENTI rispetto ai motori a combustione interna.

La vera scommessa per il futuro sarà quindi quella di produrre energia da fonti completamente rinnovabili come il fotovoltaico, l'idroelettrico e l'eolico in modo da avvicinare sempre più l'efficienza dell'auto elettrica a quel teorico 90%.

LEGGERE SULL'AUTO ELETTRICA:

mercoledì 7 dicembre 2011

AZIONE GREENPEACE DAVANTI PALAZZO CHIGI

Greenpeace ha messo inscena un'azione dimostrativa nei giorni scorsi davanti alla sede del Governo italiano per sensibilizzare l'opinione pubblica sui cambiamenti climatici e sulla conferenza sul clima a Durban che si tiene proprio in questi giorni nella cittadina sudafricana.

Nel video qui sotto due attori prendono in giro i politici di professione che ignorano i temi dell'ecologia e parlano solo di quello che vogliono loro.

sabato 3 dicembre 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

La raccolta differenziata dei rifiuti è quel processo per cui si dividono le varie tipologie di rifiuto solido urbano (RSU) per poi indirizzarli alle diverse modalità di smaltimento. E' un processo sempre più necessario per l'ecologia e il rispetto della natura ma anche per la vivibilità delle nostre città. Le immagini dei rifiuti di Napoli hanno fatto il giro del mondo.

I paesi che per primi introdussero la raccolta differenziata furono i paesi del nord Europa già dagli anni settanta. Ma in Italia solo negli ultimi dieci anni si è cercato di implementare seriamente la raccolta differenziata e con risultati non omogenei sul territorio.

La raccolta differenziata chiama in causa principalmente la coscienza dei cittadini che si devono impegnare in prima persona a differenziare i rifiuti già nelle loro case per ottenere buoni risultati di raccolta.
I sistemi di raccolta differenziata sono sostanzialmente 2:
- RACCOLTA IN STRADA con i diversi cassonetti di colore differente. Ultimemente sono stoti creati in molti paesi gli ecopunti per razionalizzare la raccolta in strada.
- RACCOLTA PORTA A PORTA Non sono i cittadini a portare i rifiuti nei cassonetti, ma sono gli incaricati del servizio che passano a domicilio a ritirarli. Per facilitare le operazioni, vengono spesso forniti alle famiglie bidoni o bidoncini. Generalmente utilizzata nelle città permette un notevole aumento dei risultati ma anche dei costi.

Se si vuole ridurre il volume delle discariche diminuendo il riciclaggio, la raccolta differenziata è l'unica soluzione per selezionare i tipi di rifiuti e reintrodurli nel ciclo produttivo.

Oggi la raccolta differenziata sta diventando un'esigenza sempre più impellente che deve però essere affiancata da sistemi di smaltimento (discarica, compostaggio, inceneritore,ecc...) efficienti altrimenti è priva di senso e si trasforma in maggiori costi per la società.

lunedì 28 novembre 2011

CONFERENZA SUL CLIMA A DURBAN

Si apre oggi, 28 novembre 2011 a Durban, in Sud Africa la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Il tema centrale srà la riduzione dei gas serra, sembra sempre più tragicamente reale la correlazione tra i gas serra e i cambiamenti climatici che hanno colpito ultimamente anche l'Italia con le ultime alluvioni.

La conferenza sul clima a Durban nasce però già tra le polemiche sulla scarsità di fondi destinati alla riduzione dei gas serra, sembra infatti che anche gli Stati Uniti abbiano destinato per questa lotta molto meno di quello che hanno destinato per salvare le banche.

La crisi economica influisce pesantemente sulle scelte politiche che riguardano l'ecologia e anche a Durban, c'è da starne certi influenzeranno le scelte sul clima.

Secondo il dipartimento dell'energia di Washington, le emissioni di gas climalternati nel mondo hanno raggiunto nel 2010 un aumento del 6%, assolutamente inaspettato, soprattutto a fronte della crisi economica, che doveva teoricamente avere come "effetto collaterale" la riduzione delle emissioni.

Gli stati emergenti come la Cina sono come al solito molto restii a modificare le loro abitudini in fatto di ecologia.
Il 1° gennaio 2013 scadrà il primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto. Da quel momento in poi non sappiamo quali principi regoleranno la questione delle emissioni di gas che aumentano l'effetto serra.
Proprio a questo la conferenza di Durban è chiamata a rispondere, anche il Papa intanto si è interessato agli esiti della conferenza.

La conferenza sul clima di Durban si concluderà il prossimo 9 dicembre 2011, speriamo con risultati positivi per l'ecologia.

domenica 27 novembre 2011

BIOETANOLO

Il bioetanolo è un biocombustibile che rispetta l'ecologia perchè ha basse emissioni inquinanti.

Il bioetanolo è un etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce.

In campo energetico il bioetanolo può essere utilizzato come componente per benzine o per la preparazione dell'ETBE (etere etilbutilico), un derivato ad alto numero di ottano. Può essere utilizzato nelle benzine in percentuali fino al 20% senza modificare il motore, o anche puro nel Motore Flex.

Inoltre è possibile utilizzare il bioetanolo come combustibile all'interno di biocamini, sfruttandone il potere calorico per scaldare gli ambienti.

Il processo di produzione del bioetanolo genera, a seconda della materia prima agricola utilizzata, diversi sottoprodotti con valenza economica, destinabili a seconda dei casi alla mangimistica, alla cogenerazione, ecc.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per l'Unione europea, il bioetanolo rappresenta il 15% del mercato, il che si traduce in un valore complessivo superiore ai 5 miliardi di euro.
Attualmente il bioetanolo evidenzia un tasso di crescita superiore al 50%. È proprio la sua crescita esponenziale che ne fa comprendere l’importanza nella crescita complessiva del comparto dei biocarburanti: secondo Eurobserv’Er (stime a luglio 2011), le vendite in Ue di biofuel sono passate da 1,7 milioni di tonnellate petrolio equivalente del 2009 a 13,9 milioni. Cifre che corrispondono a un consumo pari al 2,6% della benzina europea e del consumo di gasolio.

L’obiettivo dell'Unione Europea è quello di arrivare al 10% di biocarburanti nel 2020. Oggi gli impianti di lavorazione e raffinazione del bioetanolo sono 13 , mentre altri 29 sono in fase di progettazione.

Il bioetanolo è quindi un combustibile rinnovabile che rispetta l'ecologia e la natura. Il grosso limite di questi biocarburanti è di utilizzare biomasse che possono essere in concorrenza con le colture alimentari, ma la scommessa dei prossimi anni sarà per l'ecologia sarà proprio quella di utilizzare il materiale agricolo di risulta e  non i prodotti destinati all'alimentazione.
Questo permetterà di dare ai biocarburanti un'impronta più sostenibile ed ecologica.

venerdì 18 novembre 2011

COMPOST

Il compost è una materiale utilizzato come fertilizzante biologico ed ecologico. Il suo utilizzo, con l'apporto di sostanza organica migliora la struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi (composti del fosforo e dell'azoto). Come attivatore biologico aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo.



Il compost viene ottenuto attraverso la decomposizione e l'essiccazione di materiale organico. Per la produzione di compost si possono usare gli scarti organici delle cucine, gli sfalci, liquami animali o i rifiuti organici in genere che in discarica causano la produzione di percolato.
Tecnicamente il compostaggio è un processo biologico controllato dall'uomo che attraverso funghi e batteri trasforma in sostanze umificate (il compost) i rifiuti umidi.

Il compost rispetta quindi 2 volte l'ecologia e la natura, perché è un sistema per riciclare i rifiuti organici e perché è un fertilizzante ecologico.

martedì 15 novembre 2011

BOSCO VERTICALE A MILANO

Lo sapevate che Milano è una delle città più inquinate in Italia?
A quanto pare l'aumento dell'edilizia urbana e delle emissioni inquinanti sono le principali cause del crollo della qualità dell'aria nella capitale della moda internazionale.
Così l'architetto italiano Stefano Boeri ha formulato un piano insolito per restituire alla città quello che le manca: vale a dire, un po' di verde.

Il progetto " Bosco Verticale " prende spunto dalla tradizione italiana delle torri coperte di edera. Boeri ha semplicemente moltiplicato la quantità di fogliame.
Ogni appartamento ha un balcone annesso, con un giardino rigoglioso che avvolge la struttura. Le due torri forniranno radici per 900 alberi, così come un sacco di arbusti ed altra vegetazione floreale.
Il loro sviluppo orizzontale è pari a 10.000 metri quadrati di foresta. Bosco Verticale fornisce un piano ecologico di rimboschimento all'interno di una città sviluppata.

Anche se ad un primo sguardo può non sembrare c'è un sacco di tecnologia dietro a questo progetto atto a dimostrare che dobbiamo migliorare l'aria della nostre città, e non solo lo skyline.


La diversità delle piante e delle loro caratteristiche permette di produrre umidità, assorbire anidride carbonica e le particelle di polvere, producendo ossigeno e proteggendo dalle radiazioni e dall'inquinamento acustico, migliorando la qualità di vita gli spazi e il risparmio energetico.
L'Impianto di irrigazione sarà alimentato in larga misura attraverso il filtraggio e il riutilizzo delle acque grigie prodotte dall'edificio stesso.
Inoltre sistemi di produzione energetici da fonti rinnovabili come l'eolico e il fotovoltaico contribuiranno, insieme al microclima di cui sopra ad aumentare il grado di autosufficienza energetica delle due torri.

La presenza di questa vegetazione favorirà inoltre il ritorno di uccelli e insetti all'interno dei giardini in miniatura.
Bosco Verticale intende bilanciare i danni ambientali della città, e creare un ecosistema autosufficiente.
La costruzione dell'intero edificio costerà solo il cinque per cento in più di quello di un grattacielo tradizionale, il Bosco Verde può essere utilizzato il altre città con problemi legati all'ecologia simili a quelli di Milano.


Per maggiori informazioni potete visitare il sito web del progetto dell'architetto, www.stefanoBoeriArchitetti.net

lunedì 14 novembre 2011

SVILUPPO SOSTENIBILE

Lo sviluppo sostenibile è l'aspirazione ad integrare lo sviluppo economico, sociale, istituzionale con il rispetto delle istanze ambientali e dell'ecologia.

Lo sviluppo sostenibile è un modo per valorizzare le risorse naturali soddisfando i bisogni senza comprometterle per le generazioni future.

Il problema maggiore della società moderna e che si ostina a misurare lo sviluppo attraverso un indicatore esclusivamente economico-monetario (il PIL) non prendendo in esame le ricadute che uno sviluppo non guidato o mal gestito ha sulle condizioni di vita generali e future.

Lo sviluppo sostenibile tenta di agire su questo punto migliorando il rapporto tra lo sviluppo della società e l'ambiente che la circonda, questo aspetto influisce ovviamente anche sull'ecologia e sulla natura.

domenica 13 novembre 2011

ECOLOGIA

L'ecologia in senso stretto è la scienza che studia l'ecosfera, ossia la porzione della Terra in cui è presente la vita in aggregati sistemici detti "ecosistemi".

Dagli anni 60\70 però il movimento ambientalista ha utilizzato il termine ecologia come sinonimo di rispetto dell'ambiente, studio dell'inquinamento e in generale il termine ecologia viene oggi normalmente usato per definire un corretto rapporto che l'uomo dovrebbe avere con la natura che lo circonda.

L'ecologia nel senso comune è quindi quel movimento spontaneo che tende al miglioramento dell'ambiente attraverso uno sviluppo sostenibile della società.

L'ecologia ha permesso particolari innovazioni tecnologiche come la diffusione del fotovoltaico o dell'eolico per la produzione di energia elettrica che solo vent'anni fa erano considerati un lusso per pochi hippy, oppure la gestione dei rifiuti con la raccolta differenziata e il compostaggio.
Oggi l'ecologia affronta nuove sfide come il tentativo di implementare il processo Rifiuti Zero o la lotta per il no al nucleare che però deve essere capace di fornire fonti rinnovabili e realmente competitive.

Insomma l'ecologia è una battaglia per migliorare il rapporto con l'ambiente che ci circonda. Un processo innovativo reso ancora più impellente in questo periodo di forte crisi economica.
L'ecologia può dare gli spunti per creare, come nel caso delle fonti rinnovabili, nuovi posti di lavoro e un'alternativa credibile di sviluppo.

In Italia si sente un forte bisogno di ecologia che risponda in modo concreto ai bisogni di sviluppo ma rispettando un territorio fragile e troppo spesso violentato. Ma l'ecologia non può essere solo una serie di divieti, di NO!
In questo blog vogliamo proporre un'ecologia POSITIVA che possa dare soprattutto soluzioni ai giganteschi problemi che il mondo ha davanti. Vogliamo dare uno spunto di ottimismo, perchè attraverso la green economy i problemi si possono risolvere.
La green economy è un passaggio fondamentale per lo sviluppo dell'economia mondiale che, d'ora in avanti, non potrà più prescindere dall'ecologia.

sabato 5 novembre 2011

ECOLOGIA E ALLUVIONI

Siamo nuovamente a fare il bilancio purtroppo tragico di un'alluvione. Dopo la Toscana e le Cinque Terre, anche Genova è stata colpita al cuore.
Negli ultimi cinquant'anni l'uomo si era convinto, almeno nel mondo occidentale, di essere capace di controllare la natura. Invece la natura ci riporta tragicamente alla realtà, i fenomeni naturali non sono controllabili.



I cambiamenti climatici ormai sono una realtà, non più solo una minaccia degli ecologisti. Ma il nostro sistema organizzativo per affrontare questi cambiamenti climatici non è efficiente.

I fenomeni metereologici degli ultimi giorni sono sicuramente di forte entità, anche influenzati dai cambiamenti climatici mondiali, ma la loro forza distruttiva è stata accentuata dall'antropizzazione del paesaggio, dallo scarso senso dell'ecologia e dello scarso rispetto della natura in senso lato.
Ma cosa c'entra con l'ecologia con le alluvioni? C'entra e molto:

- In primo luogo il rispetto della natura passa per la pulizia degli  alvei dei fiumi dai tronchi e dai resti delle alluvioni precedenti che intasano i passaggi sotto i ponti. Questo non vuol dire libertà di scavare gli alvei dei fiumi ma una corretta e periodica manutenzione dei corsi d'acqua.



-Il consumo del suolo che viene "rubato" alla natura con la costruzione di capannoni, parcheggi, palazzi e case pregiudica il naturale sviluppo del territorio creando punti critici ad esempio per la gestione dei corsi d'acqua che diventano pericolosi in caso di forti piogge.



Se poi i tombini, che servono come valvola di sfogo per l'acqua altrimenti rinchiusa dal cemento, non vengono puliti regolarmente come si vede dalla foto allegata le conseguenze possono essere molto serie. Perché anche nei piccoli comuni non si puliscono regolarmente le vie d'acqua nei giorni che precedono le grandi piogge in autunno e in primavera?


- Il rimboschimento non controllato e la sbagliata gestione dei boschi ha poi una grande responsabilità nelle frane. Il terreno non è più trattenuto dalle radici degli alberi che scendono in profondità.
Gli incendi bruciano i boschi, gli alberi nascono troppo vicini e crescono per questo motivo troppo piccoli per trattenere le frane.
In questo caso  l'utilizzo delle biomasse per il riscaldamento delle abitazioni può aiutare a gestire i boschi e la legna. Può essere un incentivo per la gente ad avere cura dei boschi come già succede ad esempio in Trentino. A patto però che la legge non sia cieca e permetta alle persone di abbattere gli alberi che non servono mantenendo quelli che invece crescono robusti. Insomma una gestione oculata del territorio e dell'ambiente.
L'ecologia e l'ambientalismo non possono essere contro l'abbattimento degli alberi a prescindere. Se questo è fatto in modo programmato e rispettoso dei cicli della natura. Certo bisogna prevenire e combattere il disboscamento, ma anche una crescita non gestita può avere conseguenze molto gravi per le frane e le alluvioni.

- Per ultimo ho lasciato il problema dell'abusivismo non perché sia meno importante ma perché è sicuramente quello più conosciuto che deve essere combattuto in ogni modo.

Insomma l'uomo NON può controllare la natura, i cambiamenti climatici non sono solo più allarmi degli ecologisti ma hanno intensificato i fenomeni atmosferici.
Dobbiamo essere PIU' attenti e organizzati che in passato a gestire l'ambiente.
  L'ecologia è una necessità.

CONSUMO DEL SUOLO

Secondo il rapporto annuale del Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo di INU, Legambiente e del Politecnico di Milano, in Italia, ogni anno occupiamo 500 km quadrati di suolo. Un caso da record è la provincia di Olbia -Tempio cementificata al ritmo di 25 metri quadri per abitante all'anno, sei volte quello già catastrofico della Lombardia.

Ruhrgebiet industrieSi tratta di trovare un equilibrio, difficile, tra lo sviluppo economico e la conservazione del paesaggio naturale. Un caso emblematico è quello della Provincia di Torino, dove la grande multinazionale del mobile Ikea voleva insediare un nuovo centro commerciale. L'azienda voleva edificare su un'area di 160.000 metri quadrati di campi agricoli. La provincia ha proposto di ristrutturare una zona dismessa ma i costi per l'Ikea erano troppo alti per cui ha rinunciato all'insediamento che avrebbe portato 300 nuovi posti di lavoro.
Perché la politica non è riuscita a trovare una mediazione tra il profitto e l'ecologia?

Io sono tra quelli spaventati per la crescita spropositata del fotovoltaico su quelli che una volta erano campi coltivati e spesso mi chiedo perché quei pannelli fotovoltaici non si possano mettere sui tetti immensi delle zone industriali.

L'Italia non ha grandi spazi e quel poco terreno naturale che abbiamo lo stiamo consumando sempre più velocemente, bisogna trovare una sintesi tra esigenze dello sviluppo e esigenze della natura.

Ma come?

venerdì 4 novembre 2011

RIFIUTI ZERO

Rifiuti Zero è un sistema ecologico che ha l'obiettivo di riutilizzare tutti i prodotti evitando di mandarli in discarica o nell'inceneritore.
Rifiuti Zero è una strategia che prende le mosse da quello che fa la natura, riutilizzando continuamente le sue risorse.
Tra i maggiori  teorizzatori c'è il prof. Paul Connett, docente della St. Lawrence University che parla nel seguente video:



Il perno della strategia è comunque quella di DIFFERENZIARE i rifiuti per controllarne il riutilizzo e il riciclo.

La strategia Rifiuti Zero può essere riassunta in:
- Riduzione della quantità dei rifiuti
- Progettare oggetti biodegradabili, riciclabili o riutilizzabili
- eliminazione degli inceneritori
- INCENTIVARE il riuso e la riparazione degli oggetti non più funzionanti

Il primo comune italiano ad aderire alla strategia Rifiuti Zero è stato Capannori.

Rifiuti zero è quindi un sistema che, se implementato, aiuterebbe a proteggere la natura e l'ecologia.

mercoledì 2 novembre 2011

ECONOMIA DELL'ECOLOGIA

L'economia dell'ecologia a Torino il 3 novembre prossimo.
La green economy sarà protagonista nel convegno dedicato alle imprese grandi e piccole che si terrà sotto la Mole, in cui si parlerà di nuove idee per produrre rispettando la natura.
L'economia dell'ecologia come metodo per uscire dalla crisi strutturale che stiamo vivendo, coinvolgendo i soggetti produttivi del paese.
Non solo energia e fonti rinnovabili che stanno GIA' producendo nuova occupazione ma anche i trasporti, l'artigianato e la finanza possono essere sviluppate con i criteri ecologici e ambientali della green economy.

martedì 1 novembre 2011

UNA VISITA

E' venuto a visitarci sul nostro balcone, un po' spaesato.
Dopo la sorpresa iniziale, e con un piccolo aiuto questo piccolo uccello ha tranquillamente ripreso il volo.
 http://ecologia-natura.blogspot.com/

INCENERITORE

Gli inceneritori sono impianti  che smaltiscono rifiuti attraverso la combustione ad alta temperatura che produce gas, ceneri e polveri.
Negli impianti più moderni, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia elettrica o come vettore di calore (ad esempio per il teleriscaldamento). Questi impianti con tecnologie per il recupero vengono indicati col nome di inceneritori con recupero energetico, o più comunemente termovalorizzatori.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'inceneritore di Vienna (tratta da wikipedia)
 In Italia gli inceneritori sono spesso osteggiati dalla popolazione che teme che al suo interno vengano bruciati rifiuti tossici o che produca fumi nocivi.
Tuttavia se controllati a dovere e regolarmente gli inceneritori sono uno strumento per ridurre il volume dei rifiuti, anche se la soluzione al problema rifiuti viene da altri sistemi come una corretta gestione dei rifiuti, il sistema Rifiuti Zero, il riciclaggio e il compostaggio.

http://ecologia-natura.blogspot.com/

lunedì 31 ottobre 2011

ECOLOGISTI DI DESTRA

Nasce un nuovo blog che si propone di difendere l'ecologia e la natura, si chiama "Disarming the Green" e per il momento nasce attraverso un blog. La nascita di questo movimento si deve al finiano Benedetto della Vedova.
Disarming the Green si propone come movimento di destra in contrapposizione al monopolio dei Verdi in campo ambientale. Il blog si propone di osservare l'ecologia e l'ambientalismo da un'ottica diversa da quella dei Verdi di sinistra. Secondo il blog è necessario battere la povertà per aumentare la salvaguardia dell'ecologia e della natura perchè le società ricche hanno maggiore consapevolezza dei problemi ambientali delle società povere.
Disarming the Green mette inoltre in primo piano il ruolo della scienza per migliorare e diminuire lo sfruttamento delle risorse naturali.




In realtà i Verdi Liberali come si definisce lo stesso Della Vedova non sono una novità in Europa ma alle ultime elezioni svizzere hanno ottenuto ottimi risultati.

L'intenzione è di contrastare la visione dei Verdi che spesso contrappongono lo sviluppo e la salvaguardia ambientale. Staremo a vedere le proposte per il futuro, l'idea non sembra male, anche se qualche perplessità rimane sul nome del blog. Perché un nome contro? Perché in inglese?

mercoledì 26 ottobre 2011

GESTIONE DEI RIFIUTI

Per gestione dei rifiuti si intende l'insieme delle politiche volte a gestire l'intero processo dei rifiuti, dalla loro produzione fino alla loro sorte finale, e coinvolgono quindi: la raccolta, il trasporto, il trattamento (riciclaggio o smaltimento) e anche il riutilizzo dei materiali di scarto, solitamente prodotti dall'attività umana, nel tentativo di ridurre i loro effetti sulla salute dell'uomo e sull'ambiente.


Un interesse particolare negli ultimi decenni riguarda la riduzione degli effetti dei rifiuti sulla natura e sull'ambiente e la possibilità di recuperare risorse da essi, e la riduzione della produzione di rifiuti stessi.
La gestione dei rifiuti Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

http://ecologia-natura.blogspot.com/

martedì 25 ottobre 2011

DISCARICA

La discarica è un sito in cui vengono accumulati rifiuti non selezionati e che non si è riusciti a selezionare per il riciclo.
Le discariche però hanno grossi problemi, oltre agli spazi enormi che richiedono e che non possono essere più sfruttati per l'agricoltura, gli odori e il percolato che se le discariche non sono costruite e mantenute a dovere.


Una moderna discarica con protezioni e barriere (Honolulu, Hawaii). Fonte wikipedia

La normativa italiana col Dlgs. 36/2003 recepisce la direttiva europea 99/31/CE che prevede tre tipologie differenti di discarica:
discarica per rifiuti inerti
discarica per rifiuti non pericolosi (tra i quali gli RSU, Rifiuti Solidi Urbani)
discarica per rifiuti pericolosi (tra cui ceneri e scarti degli inceneritori).

I residui di molti rifiuti, soprattutto organici, restano attivi per oltre 30 anni e, attraverso i naturali processi di decomposizione anaerobica, producono biogas e numerosi liquami (percolato) altamente contaminanti per il terreno e le falde acquifere per cui il conferimento senza preventivo trattamento di compostaggio è da evitarsi.

 Visti gli enormi tempi di degradabilità dei materiali normalmente conferiti in discarica (come le plastiche e ancor peggio i rifiuti pericolosi) è ragionevole stimare la possibilità di rilevare tracce di queste sostanze dopo la chiusura di una discarica per un periodo che va fra i 300 e i 1000 anni, per cui andrebbero trattati differentemente.

Le discariche inoltre attraverso l'azione di enzimi producono biogas che in molti casi viene recuperato per produrre energia pulita.

Le alternative alla discarica come il compostaggio per la frazione organica, l'incenerimento o il riciclo per la plastica, oggi ci sono ma devono necessariamente passare attravero la selezione da parte dei cittadini e il riciclo.

http://ecologia-natura.blogspot.com/

domenica 23 ottobre 2011

IMPRESE GREEN ITALIANE FATTURATO RECORD

Secondo un rapporto della IR Top, società italiana specializzata nella consulenza in Investor Relations e Comunicazione Finanziaria, le imprese di green economy italiane crescono di più delle concorrenti europee sia come fatturato che come utili.

Lo studio ha preso in esame 13 società italiane che si occupano di ecologia e ha registrato un aumento del +35% dei ricavi nel 2010 rispetto a una media europea del +25.

Lo sviluppo del settore green è stato incentivato negli ultimi anni dal settore finanziario attraverso il crescente interesse di fondi di investimento verso aziende con impronta ecologica.

Le società italiane incluse nel campione sono: Alerion Clean Power, Biancamano, Eems, ErgyCapital, Falck Renwables, Fintel, Greenvision Ambiente, K.R. Energy, Kerself, Kinexia, Pramac, Sadi Servizi Industriali e Terni Energia.

La notizie è sicuramente positiva, ma non ci si può non chiedere quanto inciderà la riduzione degli incentivi di fotovoltaico e fonti rinnovabili su questi dati sorprendenti.

Lo sviluppo di un economia verde che tenga in considerazione l’ecologia e il rispetto della natura è sicuramente un asset strategico per l’economia del futuro, speriamo che anche i nostri politici se ne rendano conto.

FONTI RINNOVABILI

Le fonti rinnovabili sono quelle fonti di energia che per loro caratteristica peculiare si RIGENERANO oppure non possono essere esaurite in tempi "umani" (30 o 50 anni).

Negli ultimi anni poi con i termini " fonti rinnovabili " vengono contraddistinte tutte quelle fonti energetiche pulite che non compromettono le risorse naturali delle generazioni che abiteranno la Terra in futuro.

Le fonti rinnovabili vengono quindi presentate come fonti amiche dell'ecologia, in contrapposizione alle fonti fossili di energia (ad es. il petrolio).

Le fonti rinnovabili vengono quindi considerate ecologiche e pulite, perché non immettono in atmosfera sostanze nocive.

Gli esempi più comuni di fonti rinnovabili di energia sono:
- fotovoltaico
- eolico
- energia idroelettrica
- biomasse
- geotermico
- onde e mare

Le fonti rinnovabili sono aumentate molto negli ultimi anni anche grazie all'aumento del prezzo del petrolio, per l'eolico ad esempio si è passati da 1.127 mw istallati nel 2004 nel mondo a 4.850 mw istallati nel 2009.

Ma le fonti rinnovabili si possono trovare anche in chimica, ad esempio le bioplastiche sono derivate dal mais  fonte rinnovabile e biodegradabile, quindi rispettosa della natura e dell'ecologia.

sabato 22 ottobre 2011

LE 500 AZIENDE GREEN SECONDO NEWSWEEK

Ecco la classifica di NEWSWEEK delle 500 aziende mondiali più attente all'ecologia.
La classifica (di cui http://ecologia-natura.blogspot.com/ pubblica le prime 10 posizioni) è stata stilata in base a degli indicatori molto precisi.
NEWSWEEK ha preso in esame le emissioni complessive di CO2, l’utilizzo dell’acqua, i programmi e le iniziative intraprese dall’azienda per la sostenibilità ambientale, la trasparenza dell’azienda nei propri bilanci verso gli aspetti ambientali.



1 Munich Re                   Germany                        Financials

2 IBM                           United States                      Information Technology & Services

3 National Australia Bank     Australia                              Financials

4 Bradesco                            Brazil                               Financials

5 ANZ Banking Group         Australia                              Financials

6 BT Group                  United Kingdom                     Telecommunications

7 Tata Consultancy Services   India                        Information Technology & Services

8 Infosys                                India                          Information Technology & Services

9 Philips                         Netherlands                                 Capital Goods

10 Swisscom                  Switzerland                           Telecommunications

Le imprese italiane non escono male da questa classifica: al 23mo posto troviamo Telecom Italia, al 29mo posto la Fiat (!), al 30mo Unicredit group, al 57mo Intesa, al 69mo posto le Generali.

Anche se rimane il dubbio di come si possa accomunare in una stessa classifica ambientale aziende meccaniche come la FIAT e finanziarie come UNICREDIT che per loro stessa natura hanno meno problemi ambientali.

Bisogna ancora notare come due aziende Australiane siano nei primi 5 posti al mondo di questa classifica, fatto che dimostra come l'Australia conservi un'anima attenta all'ecologia e alla natura.

Potete trovare la classifica ufficiale di NEWSWEEK seguendo questo link http://www.thedailybeast.com/newsweek/features/green-rankings/2011/international.html

giovedì 20 ottobre 2011

SESSO E ECOLOGIA

Si definiscono Ecosexual, sono quelle persone che scelgono il partner sulla base della loro condivisione per le preoccupazioni ambientali e una condotta di una vita dedicata al green. Compagne e compagni con cui condividere una vita quotidiana eco-sostenibile: anche sotto le lenzuola. E se non sapete dove trovarli, ci sono appositi siti web dedicati, come greensingles o ewsingles.




 Perché l’ecologia non passa solo dalla preparazione di una cenetta con prodotti provenienti da coltivazioni biologiche, o da un romantico giro in bicicletta al posto di quello, da cliché (e ad alte emissioni), a bordo di una spider rossa. Ci sono molti modi di limitare l’impatto sull’ambiente; 
Su internet si può trovare un po' di tutto dai vibratori a ricarica manuale a quelli ricaricabili con energia solare,dai profilattici prodotti esclusivamente con lattice naturale agli oli per massaggi senza glicerina.
 Insomma il sesso per l'ecologia e la natura.

martedì 18 ottobre 2011

RICICLARE E RIUSARE ON LINE

Oggi vi voglio segnalare un sito importante per l'ecologia 2.0, l'ecologia che naviga su internet!

Reoose è il primo eco-store del riutilizzo e del baratto asincrono che crede in una seconda vita degli oggetti e dove non si usa il denaro.
Solo in Reoose grazie ai crediti puoi “scambiare” i tuoi oggetti inutilizzati con chi vuoi e “acquistare” ciò che ti serve veramente

È ufficialmente online dallo scorso 1° settembre www.reoose.com, il primo eco-store in Italia che si serve di un nuovo tipo di baratto, detto asincrono, per “riciclare” oggetti “non utilizzati” per dargli una “seconda vita”, il tutto senza l’utilizzo del denaro.

Reoose nasce per dar vita ad un consumo sostenibile, per acquistare prodotti in maniera consapevole, quelli di cui necessitiamo realmente, evitando sprechi e salvaguardando al tempo stesso l’ambiente. Il progetto, infatti, si ispira alla filosofia delle tre R: Riduzione dei rifiuti, Risparmio e Riciclo...
Reoose introduce il concetto di baratto asincrono che, utilizzando gli strumenti forniti dalla rete ,velocizza e semplifica l’esperienza utente, una sorta di baratto 2.0.
Abbattere lo spreco quindi, attribuendo ad ogni oggetto un valore virtuale in crediti (indipendente dalla marca ma basato sull’effettivo stato nuovo-usato e del potenziale valore inquinante) da utilizzarsi, per avere altri oggetti che altri hanno deciso di “smaltire” in modo intelligente.
Un progetto che vuole stupire fino in fondo, dando la possibilità anche a coloro che lo desiderano di “investire” i crediti maturati dallo scambio, in beneficenza, destinandoli quindi alle Onlus partner.

L'ecologia corre su internet....

domenica 16 ottobre 2011

INDIPENDENZA ENERGETICA OFF GRID

Vi piacerebbe avere una casa off-grid cioè staccata dalla rete elettrica ed energetica? Una casa che si alimenti con criteri di ecologia e rispetto per la natura?

Grazie ad un'azienda italiana oggi è possibile. Il loro innovativo prodotto si chiama Off-Grid Box.
"Bastano sole e pioggia. Nient’altro. Niente bollette, niente sprechi, nessuna dipendenza dalle fluttuazioni di mercati e decisioni lontane. " Assicurano sul sito della casa produttrice di Arezzo, in poco più di 3 metri per ogni lato sono contenuti: i pannelli fotovoltaici, i pannelli solari termici, un kit per la fitodepurazione e all'interno rimangono pre-installati, pre dimensionati e ottimizzati tutti gli impianti per la produzione di elettricità, acqua calda, depurazione degli scarichi, acqua piovana, geotermia, idrogeno e quant'altro serva sul posto per vivere confortevolmente e in armonia con la natura.
Il container viene spedito al cliente con le attrezzature al suo interno.

I tecnici portano fuori le parti che devono stareall'esterno come i pannelli fotovoltaici
Il container può diventare un vano aggiuntivo per la casa o essere interrato.



Il particolare più interessante è che se l'energia elettrica prodotta è in eccedenza viene trasformata in idrogeno, accumulata per il futuro e poi utilizzata grazie a celle a combustibile.

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sabato 15 ottobre 2011

WORLD SOLAR CHALLENGE 2011

Il World Solar Challenge è la più importante competizione al mondo per veicoli solari. Si tiene ogni 2 anni in Australia, paese avanzato sotto il profilo dell'ecologia. I veicoli alimentati esclusivamente con celle fotovoltaiche devono attraversare il deserto australiano.



I veicoli,coperti di pannelli fotovoltaici, sembrano usciti da un film di fantascienza e corrono silenziosi attraverso il deserto australiano. Il World Solar Challenge si corre dal 1987.L'edizione di quest'anno partirà il 16 ottobre 2011

La creatività di ingegneri e centri di ricerca di tutto il mondo viene messa in campo per creare veicoli alimentati esclusivamente con l'energia rinnovabile e pulita del sole.
 Tra gli equipaggi in gara quest'anno anche un veicolo italiano l'Emilia II costruito dal team Onda Solare. Emilia II è una macchina elettrica quasi interamente costruita in carbonio, kevlar e nomex: un veicolo ad alta efficienza alimentato da 6 mq di celle fotovoltaiche al silicio.



Il World Solar Challenge si corre su una strada aperta al traffico tra le 8 del mattino e le 17 del pomeriggio i veicoli solari dovranno superare i 3.000 Km da Adelaide a Darwin.

Il World Solar Challenge è una grande occasione per dimostrare che con l'energia solare e le fonti rinnovabili ci possiamo muove e divertire anche con una gara, senza inquinare, rispettando l'ecologia e la natura.

sabato 8 ottobre 2011

MOBILITA' SOSTENIBILE

La mobilità sostenibile è un concetto abbastanza difficile da capire per la gran parte delle persone, questa fotografia aiuta a capire la differenza che passa tra le auto e le biciclette per l'ecologia e la natura.


Ci vuole coraggio per lasciare a casa la macchina e usare la bicicletta,soprattutto nelle strade italiane. Ci vuole coraggio da parte degli amministratori pubblici per incentivare l'utilizzo dei mezzi pubblici, che devono essere facilmente raggiungibili e puntuali.

 Solo così potremmo migliorare il nostro modo di muoverci con notevoli vantaggi per l'ecologia e la natura.

MICROEOLICO E MINIEOLICO

Ma chi lo dice che per produrre energia eolica ci vogliano grandi impianti con un alto impatto sull'ambiente e sull'ecologia?

MICROEOLICO

Il microeolico può essere la soluzione, si tratta di impianti di piccole dimensioni che producono pochi kw, ma che possono essere posizionati anche in luoghi non allacciati alla rete elettrica. Quelli che vengono definiti in gergo impianti "stand alone".

Gli impianti eolici di piccola taglia vanno combinati a sistemi di accumulo (le batterie) e si possono integrare con pannelli fotovoltaici o altre fonti green (i cosiddetti sistemi ibridi) che possono colmare il fabbisogno energetico di un’abitazione in area remota, lasciando al vecchio e poco ecologico generatore diesel solo la funzione di soccorso.

MINIEOLICO

Con il minieolico invece si entra in una scala più industriale per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.
In questo caso infatti i generatori raggiungono i 200 kw e secondo le stime dell’ ANEV,la potenza installata in Italia si aggira in questo caso attorno ai 5.744 kW
Poco tempo fa, a conferma della vivacità del settore, è stata certificata la prima turbina minieolica italianaLibellula 55, che, come recita il nome, vanta una potenza di 55 kW. “Produce energia sufficiente per decine di famiglie ed è quindi adatta ad aziende, non utenze isolate”, racconta Lorenzo Partesotti, A.D. di ARIA, la società livornese che la produce. “Ce ne sono una ventina già installate e altrettante in produzione. Aiutano le aziende in crisi che diventano anche coltivatrici di vento. E non è escluso che possano essere utili in alcune isole minori, con complessi sistemi di accumulo a disposizione’’


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