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venerdì 2 settembre 2011

RADIOATTIVITA' A FUKUSHIMA

A quasi sei mesi dal terremoto e dal conseguente incidente nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, il Ministero dell’Istruzione giapponese ha reso noti i risultati di un’indagine condotta per determinare i livelli di contaminazione radioattiva del suolo in un raggio di quasi 100 km dalla centrale. I risultati non sono rassicuranti: su 2.200 aree analizzate tra giugno e luglio da un esercito di 400 ricercatori, 33 presentano livelli di cesio-137 superiori ai 1,48 milioni di becquerel per metro quadro. Numeri superiori persino a quelli del dopo Chernobyl, nel 1986.

Nuclear power
Dal momento che le 33 aree si trovano all’interno della zona off limits - i famosi 20 chilometri di raggio dalla centrale - il governo giapponese cerca di tranquillizzare i cittadini: il rapporto confermerebbe solo ciò che già si sapeva, e le persone più a rischio sono già state allontanate. Quindi, secondo le autorità, non ci sarebbe alcun motivo di cambiare i piani di evacuazione stabiliti.

Non tutti, però, condividono questo ottimismo. Secondo Mamoru Fujiwara, professore di fisica nucleare all’università di Osaka, il governo dovrebbe invece adottare una politica più aggressiva. “ Le autorità, la Tepco e la prefettura dovrebbero sgombrare urgentemente e in modo permanente le aree contaminate, piuttosto che prevedere per gli sfollati alloggiamenti temporanei in attesa di un ritorno alle loro case”, ha detto Fujiwara al Wall Street Journal.

La preoccupazione del fisico non sembra essere infondata. Oltre alle 33 aree fortemente radioattive, infatti, in altre 132 si sono registrate concentrazioni di cesio-137/134 intorno ai 555mila becquerel per metro quadro. Ricordiamo che il cesio-137 ha una emivita di circa 30 anni, mentre il cesio-134 di 2 anni. Ciò significa che servirà molto tempo prima che gli elementi esauriscano la loro radioattività, e gli effetti sull’ambiente continueranno a farsi sentire anche in seguito. In più, c’è il pericolo che le operazioni di bonifica avviate dal governo non siano efficaci quanto sperato, a causa del vento e delle piogge che potrebbero muovere altro cesio dalle zone montuose o dalle foreste.

I problemi non finiscono qui. Lo scorso 29 agosto, nella prefettura di Gunma, a nord di Tokyo, è stato pescato un pesce in cui sono state rivelate concentrazioni di cesio superiori alla norma. È il primo caso del genere registrato al di fuori della prefettura di Fukushima; cresce, dunque, anche la preoccupazione per l’avvelenamento della catena alimentare.

C’è poi il problema della sicurezza degli operai che lavorano per bonificare i reattori della centrale. Martedì, la Tokyo Electric ha reso noto che un operaio sulla quarantina è morto di leucemia acuta dopo aver lavorato per 7 giorni nella centrale. Ma la Tepco afferma che la sua morte non ha nulla a che fare con le radiazioni.

I ministeri della Salute e del Lavoro, nel frattempo, stanno pensando di abbassare il limite legale del livello di esposizione alle radiazioni per gli operai della centrale: dai 250 millisieverts per anno ai 100 millisieverts (ai primi si fa solitamente riferimento in situazioni in cui siano in pericolo vite umane, ai secondi nel caso in cui si tratti di proteggere oggetti o proprietà).

Intanto, il governo giapponese ha dato il via libera alla creazione di un fondo per il risarcimento di tutti i danni, morali e materiali, causati alla popolazione dall’ incidente nucleare. Dovrebbe trattarsi del corrispettivo in yen di circa 90 miliardi di euro. Il fondo, finanziato dalle tasse degli stessi cittadini nonché da società statali, sarà utilizzato dalla Tokyo Electric per rimborsare le oltre 80mila persone che dall’11 marzo, giorno del terremoto, sono state evacuate. Naturalmente, negli anni a venire, la Tokyo Electric dovrà restituire allo Stato tutti i soldi presi in prestito per evitare la bancarotta.

“ Chiediamo nuovamente scusa per ciò che è successo a Fukushima", ha detto Naomi Hirose, l’amministratore delegato della Tokyo Electric. Agli sfollati che ancora vivono in alloggi temporanei, la Tokyo Electric ha promesso di mobilitare un esercito di 6.500 impiegati: a partire dal 12 settembre, inizieranno a raccogliere le richieste di rimborso che dovrebbero essere pagate a ottobre.

Per prima cosa verranno rimborsati i danni psicologici e materiali (mancati redditi o spese sostenute per l’evacuazione e l’alloggio) riconducibili al periodo che va dall’11 marzo al 31 agosto. Poi, a intervalli di tre mesi, la Tokyo Electric comincerà ad accettare le richieste di rimborso per i danni alle proprietà. Tutto questo previa consegna, da parte delle vittime, di ricevute, documenti e ricette mediche che provino i danni subiti. A quanto potrebbero ammontare i risarcimenti? Si parla di 45 euro (5mila yen) a persona per le spese di evacuazione all’interno della prefettura, e sino a 72 euro (8mila yen) al giorno per le spese di alloggio. Secondo i calcoli della Tokyo Electric, una tipica famiglia di quattro persone in cui il capofamiglia ha uno stipendio mensile di circa 2.400 euro riceverà intorno ai 40.500 euro di risarcimento per i danni subiti.

fonte Wired

Idee per approfondire:
 
http://ecologia-natura.blogspot.com/

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